sabato 24 giugno 2017

Stare su Facebook

La "reaction" mancante
Per una volta facciamoci un po' di cazzi miei e vediamo come io penso che si debba stare sui social, in particolare su Facebook.

Ognuno di noi (o quasi) ha un profilo sul quale tende a sbrodolare le peggiori parti di sé: 
- cazzi propri; 
- pensieri estemporanei;
- cazzate che percorrono l'intera gamma tra "scemo" e "più scemo";
- esternazioni politiche, sociali e sessuali;
- orrori cinematografici, fotografici, letterari, musicali e artistici in senso lato;
- gatti & altri animali pucciosi;
- buongiornissimi, kaffè, citazioni pseudoletterarie e glitter;
- calciatori, veline e altri personaggi di immeritata notorietà;
- varie & eventuali.

Naturalmente queste stronzate vengono pubblicate su un profilo "privato" e buona educazione dice che, se non siete d'accordo con quanto scritto (o anche solo non piace o non interessa), potreste evitare di fare diventare un post un campo di combattimento, soprattutto se vi sentite supportati da una fede che vi conferisca il diritto di pontificare sulle idee altrui.

Ma se voi portate le vostre crociate sul mio profilo ("privato", al quale avete accesso finché non mi rompo i coglioni), io vi sego senza farmi troppi pensieri, chiunque voi siate, per una serie di motivi:
- sono qua per divertirmi;
- ho una naturale avversione per i fideisti, da quelli che ascoltano solo la "buona vecchia musica" (o leggono solo la "buona vecchia fantascienza", o guardano solo i "buoni vecchi film", o si rapportano nostalgicamente ai "bei vecchi tempi") agli infervorati testimoni di un qualunque dio (oltremondano o terreno che sia);
- superano abbondantemente gli scarsi limiti della mia sopportazione, in particolare, gli anti-vax, gli sciacazzari, i complottari di ogni ordine e grado, gli alternativi alla scienza e alla ragione, quelli che scrivono €uropa, quelli che fanno apologia di fascismo, i razzisti, gli omofobi, i luddisti, i prepotenti, i maleducati, il "nuovo che avanza" (grazie, Marco), i #massimiesperti, gli evangelisti di ogni tipo, i fanatici, gli influencer raccattacontatti, i non-sono-xyz-ma, gli esibizionisti dell'ignoranza e, probabilmente, anche tu (sì, proprio tu) che stai leggendo questo post;
- se io non vengo a tirare sassi nei vostri stupidi e fangosi thread sul vostro profilo (che, con buona probabilità, ho già segnato da parecchio tempo come "da non seguire"), potreste sforzarvi di fare lo stesso.

A questo punto si dovrebbero mettere le cose in prospettiva: se vi sego da fb, questo vale quanto un sano vaffanculo. Ma non sempre un vaffanculo è per sempre (a volte magari sì, ma dovreste sapere valutare quando).
Mi spiego meglio: è come se decidessi che posso fare a meno di uscire a bere una birra con voi, non perché mi state sulle palle di principio ma, forse, perché non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea di fare quattro chiacchiere con voi davanti a una birra.
Il che non equivale a togliervi il saluto, ma solo a limitare le situazioni in cui ci si debba salutare.

Una questione di tranquillità: vaffanculo, quindi, e amici come prima.

Finale #1
Se qualcuno, alla fine di questa tirata, si sente offeso o pensa che io sia uno stronzo, amen: non posso e non voglio determinare il vostro modo di pensare e, in più, quello che potete pensare di me non rientra minimamente nei miei interessi, un po' come il calcio.

Finale #2
Se qualcuno, alla fine di questa tirata, pensa che io sia una persona orribile, mi faccia il favore di segarmi dai contatti subito, così evitiamo di perdere prezioso tempo di allegro cazzeggio. E, anche in questo caso, penso che la cosa non mi provocherebbe gravi turbe psichiche oltre a quelle che ho già in dotazione.


giovedì 22 giugno 2017

Uscite 2017: Waters, Feist, Lorde, Collica

Il 2017 mi ha portato quattro album interessanti di artisti di differenti generazioni.

 Waters, Feist, Lorde, Collica
Roger Waters, settantenne, sforna un album dopo 25 anni, sull'onda della sua passione politica (basta vedere le sue recenti riproposizioni live di muri e maiali in funzione anti Trump). Come ci si poteva aspettare il nuovo album non aggiunge assolutamente nulla, dal punto di vista musicale, alla carriera di Waters: è esattamente quello che ci si aspetta, cioé il Waters di "The Final Cut" più che di "The Wall" o "Animals". In fondo anche questo è rassicurante e "Is This The Life We Really Want?" è un buon album di rock "classico".
Dell'ultima ora il blocco delle vendite in Itala per denuncia di plagio delle cancellature di Emilio Isgrò nella cover art dell'album. Se riconosciuta l'accusa, il blocco potrebbe scattare ovunque e si dovrebbe provvedere a cambiare la confezione per poterlo mettere di nuovo in vendita. Ci appassiona questa vicenda? Mah, non tanto, forse anche meno.



Leslie Feist, quarantenne, non fa molti dischi ma riesce sempre a rendersi interessante. Questa volta accantona il suo indie pop raffinato e scanzonato (non distante dalla matrice dei suoi amici Broken Social Scene i quali, per fortuna, hanno un nuovo album in uscita) e ci propone "Pleasure", un album intimista con suoni tipicamente "alternative" conditi di sporcizia, rumore e confessioni. Forse per chi non è abituato al genere ci vogliono un paio di ascolti per farselo entrare in circolo ma, dal mio punto di vista, è un album decisamente interessante, sicuramente molto più di quello di Waters.

>>> "Any Party" (live)
>>> "I'm Not Running Away" (live)


Lorde è stata un fenomeno mediatico quattro anni fa con il suo esordio "Pure Heroine" (e la sua maggiore hit "Royal"). Una cosa travolgente per una ragazzina di sedici anni che è entrata all'improvviso nel mondo del pop con una identità propria (una cosa non da tutti, considerando che è più facile e remunerativo investire su modelli già consolidati) e senza usare culo e tette per sfondare.
Negli anni successivi, mentre tutti chiedevano una replica immediata del primo album, ha preferito fare cose diverse (ad esempio ha curato la colonna sonora del terzo "Hunger Games" e con la band di Bowie ha proposto una bellissima versione di "Is There Life On Mars?" ai Brit Awards 2016) e riappropriarsi della sua vita privata. Ora ha vent'anni e ha pubblicato il suo secondo album, "Melodrama".
Il secondo album è sempre la prova del nove: Lorde la supera decisamente con facilità, uscendo dagli arrangiamenti minimali del primo album, proponendo sè stessa in veste da ventenne e mantenendo riconoscibilità e identità. Che Bowie avesse ragione a definirla il futuro della musica?

>>> "Green Light"
>>> "Perfect Places" (live)
>>> "Liability" (live)


Tre album in dodici anni (2001-2013) col progetto condiviso con Hugo Race, Sepiatone, e tre album a proprio nome in dieci anni (2007-2017). E' un vero peccato che in troppo pochi conoscano i lavori di Marta Collica (stessa generazione di Feist, o poco dopo), con o senza Sepiatone o altri (nel 2016 ha collaboraro con gli italo-palestinesi Dounia all'album "Silent Town") e che non si siano lasciati condurre lungo percorsi notturni e intimisti, in delicato equilibrio tra un rock scarno, tracce psichedeliche e cantautorato folkeggiante. Insomma con l'ultimo album, "Inverno", Marta Collica si ripresenta in buona forma, delicata e riconoscibile, come vogliamo che sia e resti sempre.

>>> "Will We Know More"
>>> "In This Town" 
>>> "Clandestine" (live)


Buon ascolto.

lunedì 19 giugno 2017

Liebster Award 2017

Anche quest'anno mi è rotolato addosso un Liebster Award. La "colpa" è di Marco Siena, che ringrazio, autore ben conosciuto da queste parti e che mi cita sul suo blog "Prima di svanire".

Secondo bollino
dei Liebster Award
per Runneapolis

Le regole sono semplici:
- rispondere a 11 domande poste dal blogger che ti ha nominato
- nominare (e avvisare) altri 11 blogger con meno di 200 followers
- formulare 11 domande per chi nomini
- pubblicare il logo del Liebster Award (celo!)
- spiegare le regole (fatto!)


Quindi vado a rispondere alle 11 domande di Marco.

1) Devi rinunciare ai tuoi vizi, ma ti viene concesso di mantenerne uno. Così facendo, quell’unico che ti resterà ti sarà completamente pagato fino alla fine dei tuoi giorni. Quale tieni?

Intanto io non ho vizi ma solo buone abitudini, a volte ottime. Comunque una fornitura a vita di CD (ma vanno bene anche altri supporti) di musica potrebbe non dispiacermi.


2) Si cita sempre Hollywood (in casi rari, pure Bollywood) quando si parla di cinema. Ma tu non sei d’accordo e preferisci… ? Oppure sei d’accordo?

Sono un cinefilo distratto: a me piace soprattutto il cinema di genere e mi piace (o non mi piace) indipendentemente da chi me lo propone e dal formato (cinema, cartoni/anime, CGI). Mi irrita sentire parlare con disprezzo di "cinema americano" intendendolo soprattutto come hollywoodiano (e, ancora peggio, intendendo hollywoodiano solo come merda-che-parla-di-quanto-sono-buoni-gli-americani), senza tenere conto di produzioni indipendenti o altro. Le produzioni di Bollywood, invece, le ho sempre evitate ma, se qualcuno mi suggerisse un film horror o sf girato in quell'ambito e in cui non ballano e cantano, sarei ben disposto a una visione.


3) Gli artisti, spesso, si impicciano di questioni che esulano dal loro campo. Abbiamo visto il recente caso di Waters che non si fa i cazzi suoi sulla questione di Gaza, e non pensa invece alle proprie magagne… Tu senti di essere influenzato dalle loro battaglie, o te ne freghi e li segui solo per l’arte che producono?

Citi Waters, giustamente, che a breve sarà oggetto di un mio post (non tutto suo, però). Conosco le sue battaglie contro Israele e contro Trump e, in alcuni casi, mi sono sembrate più ossessive che equilibrate. Nonostante ciò io sono affezionato al musicista Waters, ex leader dei Pink Floyd, e alla sua musica.
Magari si trattasse di qualche altro musicista che ascolto con meno piacere, questi atteggiamenti potrebbero darmi fastidio e potrei perfino evitare di ascoltarlo (c'é talmente tanta roba che vorrei ascoltare che un musicista in più o in meno non sarebbe una grave perdita, compreso Waters per quello che è oggi).


4) Calcio o altro sport?

Sollevamento pinte. Specialità: doppio malto, rosse e scure. A ogni altro sport sono del tutto disinteressato.


5) Esiste un genere musicale che trovi dannoso oltre che inutile?

Negli anni sono diventato tollerante, perfino aperto, in ambito musicale. La musica trova il proprio ultimo significato nell'ascolto e ognuno ha il proprio orecchio e una propria capacità di ricavare significati da musica e testi. Ci sono generi musicali che personalmente trovo fastidiosi (quando non decisamente irritanti) ma, probabilmente, qualcun altro ne trae giovamento: ad esempio il neomelodico mi trova totalmente indisposto, ma anche il melodico italiano in generale non scherza un cazzo.


6) Un single malt o un rum agricole?

Qualche anno fa il secondo, ora il primo.


7) Se mi conosci un po’, sai quanto io ami il cosiddetto fumo lento. C’è qualcosa che ti incuriosisce o ti attrarre di questo mondo, quando leggi i miei post o vedi le foto?

Dei tuoi post mi piace la passione che trasmetti per quello che per te è sia un piacere che un lavoro. Ho provato col fumo lento, la pipa per un annetto una ventina d'anni fa, ma non fa per me: io sono schizzato tanto che _bevo_ le sigarette invece di fumarle.


8) Siamo (purtroppo per me) in piena estate. A cosa rinunci col caldo, e a cosa rinunci col freddo?

Non mi piace parlare in termini di rinucia: cerco di adattarmi, evitare di farne un dramma e mi limito a bestemmiare un po' nei momenti di maggior disagio. Comunque col caldo mi perde di consistenza il cioccolato e la nutella diventa brodo (messi in frigo diventano troppo duri e non vanno lo stesso bene), col freddo rinuncio a spostarmi in scooter per andare al lavoro e devo subire i fastidiosi esemplari del genere umano sui mezzi pubblici.


9) Il genere horror vive momenti altalenanti da sempre, ma ultimamente sembra godere di… ? Secondo te, buona o pessima salute?

La buona o pessima salute dipende da...? Distrubuzione? Produzione? Successo? Qualità? Non saprei proprio dire: mi limito a seguire autori e consigli di lettura e visione da chi se ne intende davvero. A volte posso non gradire, ma sono sempre curioso quando i suggerimenti sono ben motivati. 


10) A bruciapelo: un autore italiano di genere che tutti dovrebbero provare a leggere almeno una volta.

Massimo Carlotto. Il genere è il noir (mediterraneo).


11) Puoi passare una serata con un artista (vivo o morto, non ha importanza) che ami. Chi sceglieresti, e dove lo inviteresti?

Non ho mai avuto questo genere di trip e non mi sono mai posto la questione. Sarei curioso di fare quattro chiacchiere con Bowie, Barrett e Dick ma non necessariamente sulla loro produzione, giusto per cercare di capire le persone che stanno dietro ai loro lavori. Naturalmente li porterei in quache birreria con i tavoli di legno incisi dai frequentatori abituali.


Questa era la parte "semplice", Marco l'ha calibrata a mia misura, ora mi tocca passare alle domande da porre e alla vittima da designare.
Cominciamo da questa: nemmeno volendo potrei arrivare a undici nomine (anche perché i pochi blogger che frequento hanno già quasi tutti ricevuto la patacca) quindi, utilizzando il "metodo Siena", rifilo oneri & oneri a Michele Ricci di "Barbagamer Micro". :P
E, naturalmente, calibro le mie domande su di lui.

1) Qual è il tuo genere musicale preferito e quale il genere letterario preferito?
2) Considerata la risposta precedente, quale film riesce a combinare meglio i tuoi gusti?
3) Ci sono libri o film che sono all'altezza (non parlo di stretta aderenza, quanto di "atmosfera") dei giochi da cui sono tratti?
4) E, al contrario, da quale film si potrebbe trarre un gioco?
5) Cosa ne pensi delle correlazioni tra musica & satanismo, giochi & satanismo, horror & satanismo e sticazzi & satanismo?
6) I tuoi album hanno la copertina nera. Sei satanista?
7) Chi sono i tuoi riferimenti (generi o artisti) nella musica che componi?
8) Come ascolti la musica? Brani singoli, album per intero, discografie in ordine temporale?
9) Un titolo di qualsiasi cosa (libro, film, gioco) che è considerato universalmente una bruttura indicibile ma che, fanculo a tutti, a te piace e va bene così.
10) Quante ore ci vorrebbero in un giorno per stare dietro a tutto ciò che vorresti fare?
11) Hai un blog. Ora pensi di dare vita a un partito movimento blob politico?










venerdì 16 giugno 2017

Avere una musica in testa #2

Riesumo questa serie, iniziata e conclusa con un unico post nel gennaio 2011, innanzitutto perché capita spesso di avere una musica che ti si innesta nel cervello e non se ne va e poi perché il blog langue e per non farlo morire di morte naturale forse è meglio che scriva qualche cazzata ogni tanto.


Raouuuuuuuuuuuuuul
Raouuuuuuuuuuuuuul
Raoul and the Kings of Spain

Ogni tanto mi ritornano addosso, i Tears for Fears, e io mi lascio andare con piacere.

"Raoul and the Kings of Spain" (1995) è il secondo album dei TFF senza Curt Smith: in pratica è come se fossero i primi due album solo di Roland Orzabal (il primo è "Elemental", 1993) che hanno precededuto il suo "vero" album solo "Tomcats Screaming Outside" (2001).
Entrambi gli album hanno ricevuto ben pochi complimenti dalla critica ma, per un motivo o per l'altro, io sono piuttosto affezionato a tutti e due.

Smith e Orzabal, successivamente, si sono riuniti per fare un nuovo discreto album ("Everybody Loves a Happy Ending", 2004) e io mi aspetto sempre che, prima o poi, tirino fuori qualche altra sorpresa.

Intanto, da ieri, mi si è piazzata in testa questa. 




When the seventh of the seventh son
Comes along and breaks the chains
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain 
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Did you know your father was an island
Did you know your mother was the sea
Can we ever hope to seek asylum
From the bounds of fate and family

When the seventh of the seventh son
Comes along and breaks the chains
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Did you know all mothers come from heaven
Did you know all fathers come from hell
That is why they're at sixes and seven
That is why their marriage isn't well

When the seventh of the seventh son
Comes along and breaks the chains
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain
Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain

Raoul, Raoul, Raoul and The Kings of Spain


Roland Orzabal mi è sempre stato particolarmente simpatico, lo considero un ottimo autore in ambito rock/pop, e l'ho apprezzato ancora di più quando ho scoperto essere il produttore del primo album internazionale di Emiliana Torrini ("Love in the Time of Science", 1999). E voi sapete quanto io ami la Torrini.

Ma intanto ho in testa questa...

Raouuuuuuuuuuuuuul
Raouuuuuuuuuuuuuul
Raoul and the Kings of Spain



lunedì 22 maggio 2017

Letture seriali #7 - I "Corti Ucronici" di Alessandro Girola

Torniamo di nuovo a tampinare Alessandro Girola perché stavolta ha tirato fuori dal cappello una intera serie. E non solo.
La serie in questione si chiama "Corti Ucronici": i primi tre racconti sono già stati pubblicati (come sempre sono presenti in esclusiva sullo store di Amazon) e ve li presento a cappello della chiacchierata che faremo con Alessandro.


"Il Nero dei Rossi"  (Corti Ucronici Vol. 1)
"Due fascisti contendono la vittoria a un negro che gioca per i rossi. Nemmeno un romanziere saprebbe inventarsi un colpo di scena del genere": siamo all'olimpiade berlinese del '36 ed è Ian Fleming, inglese, a pronunciare queste parole rivolto a Charles Bruce Catton, storico americano. E' dai loro commenti alla gara di salto in lungo che possiamo ricostruire tutto il quadro ucronico di un mondo sull'orlo della guerra perchè la Russia comunista preme l'Europa mentre la Germania socialista si appresta a fare da cuscinetto con i paesi fascisti a sud e l'Europa libera a ovest, mentre la Confederazione schiavista americana e il Giappone in crescita stanno all'esterno ad osservare gli sviluppi. 
In poche pagine Girola, presentandoci veri atleti e veri politici dell'epoca, costruisce un mondo nuovo e plausibile e in un semplice gesto sportivo va a racchiudere la speranza che l'uomo, "senza colori politici o di pelle", possa vincere sulla catastrofe incombente.

"Aries 1" (Corti Ucronici Vol. 2)
"Voi americani non comprendete granché dei nazisti di seconda e terza generazione. Presto nessuno si preoccuperà di ciò che è successo agli ebrei. Diventerà una questione sorpassata e inutile da rivangare. Voi, per esempio, vi domandate cosa sia resta delle tribù di pellerossa che avete massacrato?". E' un astronauta tedesco che dice queste parole, il primo a mettere piede sulla Luna, almeno ufficialmente. 
Nel suo secondo corto ucronico, Girola riscrive la storia a partire dal secondo conflitto mondiale e ci presenta un mondo in cui USA, Reich e Cina si contendono la supremazia. Attraverso un'intervista che l'"Orgoglio del Reich" rilascia a un giornalista ebreo, con tutte le sfumature umane e culturali che ci possono essere tra un ebreo non praticante e un tedesco non in sintonia con le politiche del partito, lo scenario storico (un po' brutalmente esposto nelle prime pagine) diventa una sorta di spy-story nel contesto della distensione tra America e Reich nell'ottica del contrasto al pericolo nucleare rosso. 
Il racconto è, come sempre, curato nei dettagli e condito di riferimenti e ammiccamenti al "qui e ora".

"Supremacy" (Corti Ucronici Vol. 3)
Il terzo Corto Ucronico di Girola ci porta al cuore delle lotte per la supremazia razziale: oltre alla rivisitazione della figura messianica di un Malcom X, "Cristo della ZMS di Los Angeles", morto in circostanze diverse e nel corso di un cammino che aveva veramente intrapreso dopo il suo viaggio a La Mecca, la rivolta di Los Angeles del '92 porta all'isolamento dell'intera area che viene trasformata in un carcere carpenteriano. Il racconto delle vere circostanze dell'assassinio di Malcom X da parte di uno dei boss della Zona di Massima Sicurezza a un giornalista inglese apre una nuova prospettiva che pare condurre inevitabilmente alla polarizzazione delle diverse posizioni politiche radicali, pur armonizzate nei loro intenti per il mantenimento di un conveniente stato di guerra eterna, a dispetto del fatto che il sangue versato sia "sangue rosso. Non nero, né bianco. Rosso".


I primi quattro
Corti Ucronici
F.: Ciao, Alex. Bentrovato per l'ennesima volta. La prendo un po' larga. Non sei nuovo alle ucronie, sto pensando sia a "2 Minuti a Mezzanotte" (originale e reloaded), che a "Grexit Apocalypse", che a una raccolta di racconti di diversi autori che aveva come titolo "Ucronie Impure". Questa nuova serie in cosa si differenza dai precedenti lavori?

A.G.: Ciao Fabio, ben ritrovato e grazie per la rinnovata ospitalità. No, non sono nuovo alle ucronie. Anzi, una parte significativa della mia produzione è "inquinata" da elementi di storia alternativa, a volte solo accennati, magari degli easter egg o cose simili. I miei "Corti Ucronici" si differenziano dai lavori precedenti soprattutto per la mancanza quasi totale di elementi fantastici. Ho voluto scrivere racconti di "storia" pura, seppur alternativa, senza utilizzare fantasmi, alieni, zombie, supereroi o vampiri. Al limite troverete un po' di scienza alternativa, ma nulla di impossibile, nell'ottica delle nostre attuali conoscenze scientifiche.


F.: Per me l'ucronia rientra comunque nell'ambito della fantascienza o, almeno, della speculative fiction. Però non diciamolo a quelli che rifuggono la narrativa di genere. Come è scattata l'idea di questa serie?

A.G.: L'idea è nata come spin-off di un piccolo progetto che sto gestendo con degli amici scrittori, ovvero quello riguardante la prossima pubblicazione di una piccola antologia di racconti ucronici. Io ho scritto il mio pezzo in tempo breve, ma per farlo ho dovuto scegliere tra 3 o 4 spunti che mi parevano troppo interessanti per essere scartati e dimenticati. Così ho deciso di svilupparli, di trasformarli in racconti e di metterli su Amazon al prezzo di un caffè. L'antologia, invece, arriverà nelle prossime settimane e… sarà gratuita. Totalmente. 


F.: Non c'è collegamento tra un racconto e l'altro: possiamo dire che stavolta non ti sei accontentato di creare uno scenario ma ne stai proponendo un'intera serie: hai già pensato che qualcuno di questi potrebbe dare spunto ad altri lavori con la stessa ambientazione? Ad esempio, a me il mondo di "Aries 1" mi ha assai incuriosito e non sarei dispiaciuto di sapere come si risolve quell'avvicinamento tra Reich e USA.

A.G.: Ti svelo una mezza idea che mi frulla per la testa: dopo aver pubblicato altri due o tre racconti, mi piacerebbe far decidere a voi lettori su quale degli scenari già proposti tornare. In poche parole vorrei darvi la possibilità di votare quali "what if" riprendere, per scrivere un secondo racconto nel medesimo universo alternativo, ma con personaggi nuovi, diversi.


F.: E' un'idea interessante, oltre che simpatica, perché alza il livello del rapporto tra autore e lettori. Intanto sul tuo canale Telegram hai già anticipato le prossime uscite, "Führer David" e "Supremacy": ci puoi dire qualcosa di più?

A.G.: Visto che io sono lentissimo a rispondere alle interviste, nel mentre "Supremacy" è già uscito :P (n.d.r.: e, infatti, io ho aggiunto la mia recensione in testa all'intervista :P). Come sai è l'ucronia più moderna di cui mi sono occupato finora. È ambientata negli anni '90 e ucronizza due eventi: la famosa rivolta della comunità nera di Los Angeles del '92, e la vita di Malcom X. Quest'ultimo, nel mio racconto, non è stato ammazzato negli anni '60, bensì è arrivato vivo fino al già citato 1992, diventando il più importante leader afroamericano d'America. Finché una cospirazione opera per toglierlo di mezzo, scatenando una vera e propria guerra razziale...
"Führer David" nel mentre è diventato "Führer Bianco", e verrà pubblicato a breve. Si tratta della mia ucronia più particolare e delicata. Ti accenno qualcosa: a inizio degli anni '60 il blocco comunista ha scatenato la terza guerra mondiale, che si è però risolta senza l'utilizzo delle atomiche (tranne una). La Germania è stata conquistata dai sovietici e dalla DDR e il nuovo armistizio è stato concordato lungo i confini francesi. Dieci anni più tardi, in un mondo in costante equilibrio tra una pace fatta di spie e una nuova guerra, un terrorista misterioso colpisce diverse repubbliche socialiste del blocco est. Si fa chiamare Führer Bianco e, come scoprirà un capitano della STASI, prima di diventare "il cacciatore di comunisti" era un giovane cantante inglese di grande talento, sparito nel nulla: David Jones. Ti dice nulla il suo nome? :) 


F.: Mi dice qualcosa sì, accidenti a te. Dovrò prendermi dei calmanti per leggere le sue gesta alternative, mi sa. :D Più in generale, come è stata l'accoglienza di questa serie?

A.G.: L'accoglienza è stata buona per il primo e il terzo racconto, eccezionale per il secondo, "Aries 1", che parla (come hai già detto) dell'allunaggio nazista. Mi aspettavo qualcosa del genere, perché le "care", vecchie SS tirano sempre parecchio, così come tutti i racconti e romanzi che le riguardano. Sarà il fascino del male? Chissà… Confido e spero che "Führer Bianco" verrà accolto altrettanto bene.


F.: Seguendo il tuo blog si nota che, da un po' di tempo, il "what if" spadroneggia e che, dietro a post e racconti, c'è un enorme lavoro di documentazione. Ma tu lo sai che "la storia non si fa con i se"? :D

A.G.: Nel caso non me lo ricordassi, ogni tanto c'è qualche lettore (evidentemente ignaro di cosa siano le ucronie) che mi fa dei simpatici promemoria :) Comunque sì, sto usando il blog per pubblicare parte del lavoro di documentazione che sto accumulando per scrivere questi racconti. Credo che siano argomenti interessanti, magari un po' diversi dalle mie solite tematiche, ma comunque coinvolgenti. Ti prego, confermami che è così :D


F.: Te lo confermo senza dubbio anche perché siamo qua a parlarne. :D 
Battute a parte, prima accennavi a un'antologia con corti ucronici di autori diversi? Ci puoi fare qualche nome? 

A.G.: C'è questa antologia, sì, e credo che verrà anche una bella cosa, perché prenderà in considerazione diversi modi di intendere il genere ucronico. Autori? Preferisco mantenere il segreto, per non fare torto a quelli che non citerei. Comunque ti consiglio di cercare tra gli stimati colleghi con cui interagisco più spesso, sia sul blog che sui social network :)


F.: Grazie per la consueta disponibilità, Alex. A presto. :)

A.G.: Grazie a te per la chiacchierata, e per avermi dato modo di spiegare meglio il progetto dei "Corti Ucronici". :)


Il blog di Alessandro Girola
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I "Corti Ucronici"
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lunedì 8 maggio 2017

In viaggio con me stesso

 
Il 29 aprile, presso la Bibioteca Artemisia di Bresso, si è tenuto un incontro con alcuni ospiti del Centro di Accoglienza di Bresso gestito dalla Croce Rossa Italiana.

Si è voluto dare voce a quelle persone "che arrivano con i barconi" che, negli ultimi mesi, hanno partecipato ad un laboratorio di scrittura e discussione organizzato dalla CRI e curato da docenti volontari e operatori che mi pare giusto citare per esteso qui: Laura Corbella, Antonio Galli, Federica Meloni, Ervis Curri e Marco Pinto.

Il risultato di questi laboratori è stato il volumetto "In viaggio con me stesso" nel quale i migranti raccontano la loro esperienza di fuggitivi non con lunghe storie romanzate ma con aneddoti di quella vita reale che li ha condotti ad essere "migranti" e richiedenti asilo.

A quell'incontro in biblioteca queste persone si sono rese protagoniste leggendo stralci delle loro storie contenute nel volume.
Li senti raccontare, in un italiano a volte stentato, le loro storie, le loro vite, che hanno un prima e un dopo (a marcare la linea c'è la devastazione), e ora vivono in un presente sospeso e incerto.
E hanno sogni, che sono quasi gli stessi sogni che hanno i ragazzi della loro stessa età, l'età di mio figlio, e che hanno vissuto in un mondo "sicuro".
E sorridono, ora.
Ma anche solo per tirare fuori da dentro le loro storie da raccontare hanno dovuto rivivere i loro dolori, i loro morti, i loro viaggi su deserti di sabbia e di acqua. E riescono a farti sentire addosso tutto quanto.
Provare ad ascoltarli direttamente, invece di spargere le proprie paure sui problemi, può farti magari aprire un po' gli occhi. E, se sei davvero un essere umano, magari te li riempie di lacrime.

Il volume, edito dalla Croce Rossa Italiana, era disponibile all'incontro a offerta libera e non so se sia ancora reperibile (non ho trovato traccia in rete che sia in vendita da qualche parte: al limite si può provare a contattare la CRI e chiedere a loro).

Restando sul tema è, invece, sicuramente disponibile "Favole migranti", altro volume che nasce dal mondo dell'associazionismo nel quale vengono raccolte favole di alcuni autori italiani e il cui ricavato andrà per intero alle associazioni che si occupano di giovani migranti.

Vi rimando alla penna di Giulietta Iannone e al suo post di presentazione di "Favole migranti" sul blog "Liberi di scrivere".

Per l'acquisto, invece, potete andare qui (Amazon).








mercoledì 3 maggio 2017

Andiamo anche su Telegram

Telegram è una app che ha qualche pregio e caratteristica in più rispetto alla maggiormente utilizzata WhatsApp: sicurezza, bot, canali, invio di qualsiasi file, stickers, ecc.

Tra queste, esiste la possibilità di creare canali personali attraverso i quali una singola voce raggiunge più orecchie (di quelli che sottoscrivono volontariamente il canale).

Questi canali si possono considerare dei validi sostituti per le vecchie e consunte mailing list: il vantaggio offerto dalla app è la notifica istantanea (che comunque ogni utente può silenziare) e il fatto che i post siano memorizzati in cloud senza che nessuno (né chi invia, né chi riceve) perda spazio prezioso sui propri strumenti.
La lista dei membri è visibile solo al creatore del canale e nessuno sa di nessun altro.

Avendo già sottoscritto qualche canale ed essendo uscita una interessante discussione su facebook, ho deciso che era ora di fare una prova diretta e così, nel giro di qualche secondo, ho creato il canale (pubblico) di Runneapolis. Eccolo:

Runneapolis Telegram
@runneapolis

Non ho ancora idea di come utilizzarlo: a parte il diffondere i miei non frequenti post, potrei magari mandare ogni tanto qualche proposta di libri e musica oppure segnalare post interessanti di altri blogger. 
Se vi va di provare, iscrivetevi, altrimenti amici come prima.

Ah, naturalmente occorre installare la app Telegram, disponibile presso i vostri abituali store. La pagina web di Telegram vi può aiutare anche a fare questo semplice passo.


Già che ci siamo, vi lascio qualche canale interessante (e, magari, terrò aggiornata la lista).

Plutonia Telegram 
@plutonia [iscrizione]
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