sabato 31 dicembre 2016

Album interessanti del 2016

Ah, la buona vecchia
musica di una volta
che si portava
comodamente in giro...
:P
(foto di Fabio R. Crespi)
Non ho mai fatto un "best of" delle uscite musicali dell'anno, un po' perchè non sono uno specialista che ha ascoltato tutto quello che è stato pubblicato, un po' perché i "best of" non mi piacciono tanto, neanche quando si tratta di dischi (io rimango sempre per l'ascolto degli album per intero e per le discografie in stretto ordine cronologico).

Faccio eccezione quest'anno perché ho ascoltato parecchie cose interessanti, alla faccia di quelli che il rock é morto e cose del genere. E siccome sono modesto e tranquillo, questo "best of" lo titolerò semplicemente "Album interessanti del 2016".

Naturalmente non ci saranno i vostri artisti preferiti o quelli che trovate in altre classifiche. No, c'è solo quello che mi ha colpito maggiormente tra quanto ho ascoltato (ho ancora album del 2016 ancora da aprire e che, forse, sarebbero potuti entrare in questa lista)

Procedo in ordine casuale, ad eccezione del primo perchè Lui ha riempito le mie orecchie di musica fin da quando ho cominciato ad amare la musica (e molto del merito della mia passione si deve proprio a Lui).


David Bowie: "Blackstar"
(art rock)
Inutile spendere altre parole sia sul suo ultimo capolavoro che su Bowie in generale. Un mito che ha voluto lasciare un'ultima dimostrazione di quanto fosse sempre avanti rispetto a tutto il resto del mondo.

Alessandra Celletti & Onze: "Working on Satie"
(classica, experimental)
Alessandra è praticamente il mio ultimo legame con la musica classica. La seguo da anni ed è capace di sorprenderti ogni volta. Questa combo cd+dvd in collaborazione con l'artista Onze ne è l'ennesima riprova.

Brian Eno: "The Ship"
(ambient)
Anche per Eno non mi pare che siano necessarie parole. Con questo album è tornato alla "sua" ambient music.

Warpaint: "Heads Up"
(alt-rock)
Ne ho parlato poco tempo fa: le amo smodatamente per le loro sfumature psichedeliche da dream-pop. E anche per le sfrontatezze pop.

Mogwai: "Atomic"
(post-rock)
In effetti la definizione di post-rock è generica e riduttiva per i Mogwai che viaggiano ormai tra il vecchio modo di essere e l'interpretazione musicale di formati visuali (documentari, serie tv, film).
>>> "Ether"

Julianna Barwick: "Will"
(ambient)
Tra musica ambient e vocalizzi particolari. Ammaliante.

Savages: "Adore Life"
(post-wave)
Meno secco dell'ottimo album di esordio, questo mi si è installato in macchina per un paio di settimane di fila. 
>>> "Adore"

Opeth: "Sorceress"
(progressive metal)
L'ultimo lavoro degli Opeth è intimamente legato ai due precedenti, con una decisa dominanza del lato progressive. In quest'ultimo, però, fanno trapelare qualcosa di più affilato.

Thao With The Get Down Stay Down: "A Man Alive"
(art pop)
Thao e il suo modo storto di cantare mi fanno impazzire. Non è un pop da radio ma è divertente per chi ha buone orecchie.

Eleanor Friedberger: "New View"
(alt. rock)
Sembra un disco tranquillo, quello della voce dei Fiery Furnaces, ma c'é molto spessore e molto si deve anche alla band che l'accompagna.


Buon ascolto e buon 2017 a tutti. :)




venerdì 16 dicembre 2016

Un mondo con più psichedelia è un mondo migliore (cit.)

Immagine ottenuta, tempo fa,
con chissà quale app.
"Un mondo con più psichedelia è un mondo migliore." 
[F. Marchesi]

"Il rock psichedelico è un sottogenere della musica rock sviluppatosi contemporaneamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito fra gli anni sessanta e settanta. Si ispira alle esperienze di alterazione della coscienza derivanti dall'uso di sostanze psichedeliche come cannabis, funghi allucinogeni, mescalina, e soprattutto LSD
[...]
La neopsichedelia (rock psichedelico moderno) è la rinascita del movimento considerato sostanzialmente terminato nei primi anni settanta. Una forma di musica melodica libera associata all'indie rock che impiega suoni elettronici distorti o inusuali; include artisti da diversi orizzonti e generi musicali (come new wave, alternative rock, shoegaze, space rock e ambient) molto influenzati dalla psichedelia degli anni sessanta". [wikipedia]

"Il termine space rock viene utilizzato per indicare un particolare genere musicale in due periodi storici diversi. Nel primo, originato all'inizio degli anni '70, è un sottogenere del rock progressivo caratterizzato da sonorità e testi che suggeriscono atmosfere fantascientifiche. L'espressione venne coniata in origine per riferirsi al genere di gruppi come Pink Floyd, Hawkwind e Gong, il cui sound era caratterizzato dall'uso sperimentale di suoni distorti di chitarra elettrica e di sintetizzatori accompagnati da testi a tema fantascientifico o relativi allo spazio esterno.
In secondo luogo, verso la fine degli anni settanta, alcuni gruppi europei e americani riutilizzarono questa attitudine "fantascientifica" ottenendo risultati molto diversi tra loro, alcuni molto vicini alla disco music. Si può mantenere l'uso del termine space rock soprattutto per il carattere di "band" vera e propria che accomunava questi gruppi. Tra loro ricordiamo: i Rockets (Francia/Italia), gli Space (Francia), i Creatures (Italia), i Parliament/Funkadelic (USA), e Dee D. Jackson (cantante inglese residente in Germania).
In seguito, la stessa espressione è stata applicata a formazioni di alternative/indie rock che elaborano lo space rock classico, in genere enfatizzando maggiormente gli aspetti melodici e ambient". [wikipedia]

Mi sono nutrito di space rock e psichedelia negli anni '70 e, di questa passione, non sono mai riuscito a liberarmi (per fortuna): su tutti primeggiavano Pink Floyd e Gong. Poi vennero i Tangerine Dream e il krautrock tedesco.
Fu con sommo piacere che scoprii in seguito che la musica psichedelica non era confinata agli anni '60 e '70. Arrivai quasi contemporaneamente al post-rock (Don Caballero, Gastr del Sol e, soprattutto, i Godspeed You! Black Emperor) e alla neopsichedelia del collettivo Elephant 6 (Neutral Milk Hotel, Olivia Tremor Control, Apples in Stereo).

"In the Aeroplane over the Sea" (1998) dei Neutral Milk Hotel è considerato il capolavoro della rinascita psichedelica (ha un sapore barrettiano che me l'ha fatto immediatamente amare). Siamo dalle parti di una psichedelia di derivazione folk più che "space". In ogni caso di capolavoro si tratta. I NMH di Jeff Mangum avevano già in archivio un ottimo lavoro precedente ma con questo album fecero il botto (di critica, non di pubblico, ché il pubblico di queste formazioni continua ad essere ristretto a non tantissimi pirla come me).

La vera fortuna, però, fu imbattermi quasi per caso negli Acid Mothers Temple (+ vari &qualcosa) di un pazzo giapponese a nome Makoto Kawabata. Qua la citazione alla vecchia psichedelia è pesantissima sia a livello musicale che di video, copertine e titolazioni. Anche la discografia è un gran casino e, in questo, ricordano i Gong nelle loro varie forme (qui la voce della wiki per farsi un'idea). Si va a parare soprattutto sulle lunghe suite lisergiche contaminate da qualche milione di influenze.
Nel 2004 Kawabata e Allen uniscono le forze per sfornare uno one-shot di ottimo livello ("Acid Motherhood") con il moniker "Acid Mothers Gong".

Un salto avanti e mi tuffo nella psichedelia stoner degli Earthless, pochi album all'attivo caratterizzati dal fatto di essere quasi delle jam: pezzi dilatati, solido rock duro ed effetto complessivo più che soddisfacente.
Seguendo i nomi, vado a scoprire i Golden Void. spin-off del chitarrista Isaiah Mitchell degli Earthless: in questo caso i pezzi sono ricondotti ad una forma più rigorosa e melodica, pur mantenendo la sonorità decisa degli Earthless. L'amico Michele Ricci (in arte Barbagamer) parla sul suo blog del secondo album "Berkana" (2015) in questo post.

Rimanendo dalle parti del rock che riprende quello duro degli anni '70, mi sono imbattuto nei Wolfmother, non male ma un pelino troppo derivativi e citazionisti nei due album che ho ascoltato: "Wolfmother" (2005) e "Cosmic Egg" (2009).

Per finire e tornare a sonorità che accarezzano maggiormente il lato "space" a discapito di quello "hard", sono arrivato ad ascoltare i Lunar Dunes. All'attivo hanno un paio di buoni album, scoperti frequentando "Prog Archives" (soprattutto attraverso la loro pagina facebook). C'è da sperare che proseguano nell'attività.

Buon ascolto.


Tracklist
>>> Neutral Milk Hotel: "In the Aeroplane over the Sea" (full album) [link]

>>> Acid Mothers Temple & The Melting Paraiso UFO: "Absolutely Freak Out" (full album) [link]
>>> Acid Mothers Temple & The Melting Paraiso UFO: "Recurring Dream and Apocalypse of Darkness" - Part 1 [link] / Part 2 [link]
>>> Acid Mothers Gong: "Acid Motherhood" (full album) [link]

>>> Earthless: "Rhythms From A Cosmic Sky" (full album) [link]
>>> Earthless: "From The Ages" (full album) [link]

>>> Golden Void: "Golden Void" (full album) [link]
>>> Golden Void: "Berkana" (full album) [link]

>>> Wolfmother: "Woman/Love Train" [link]
>>> Wolfmother: "New Moon Rising" [link]

>>> Lunar Dunes: "From Above" (full album) [link]
>>> Lunar Dunes: "Galaxsea" (full album) [link]

mercoledì 7 dicembre 2016

Il lettore e la nebbia delle recensioni

(foto di Fabio R. Crespi)
Parlare di recensioni non è semplice per diversi aspetti ma soprattutto perché ci sono prospettive diverse tra autore e lettore sull'argomento e l'unico modo di procedere, per me, è farlo attraverso la mia esperienza di lettore.

Dopo essere passato al digitale (per non sentire più la puzza della carta) ho cominciato a comprare su diversi store per approdare, infine, ad Amazon per via di alcune "esclusive" (una politica che mi sta abbondantemente sul cazzo ma, se voglio leggere l'autore X, lì devo comprare). 
Alla fine, per comodità e per la buona organizzazione di Amazon (che, in più, mi dice "Pirla, guarda che quello l'hai già comprato" - magari ora lo fanno anche altri store), mi sono sistemato lì nonostante la compatibilità col mio formato ideale.

E' stato poi parlando con gli autori che ho comiciato a farmi un'idea del valore delle recensioni, in particolar modo per le produzioni indipendenti, e ho cominciato a lasciare tracce su Amazon, una cosa nuova per un lettore di vecchia data, abituato a comprare pagine fisiche, che non è mai tornato in libreria per recensire le proprie letture. E', di fatto, un punto di vista nuovo per il lettore nel suo rapporto con la lettura e, per estensione, con gli autori. 
A quel punto ho anche cominciato a considerare con più attenzione le stesse recensioni presenti su Amazon e ho verificato che il sistema è decisamente fallato: esistono recensioni che si comprano a mazzi, esistono recensioni che vengono inserite da amichetti (quelli che hanno in carnet una sola recensione: quella), esistono recensioni dei controamichetti (autori, editori, odiatori, scassaminchia assortiti), esistono recensioni che parlano dell'imballaggio e non del contenuto (questo vale soprattutto per gli oggetti fisici), esistono recensioni di gente che non sa cosa compra e nemmeno cosa cazzo legge di solito ("pensavo fossero vampiri e invece è horror", "non è quello che sono abituato a leggere"), esistono i pulsanti  del "mi piace"/"non mi piace" sotto le recensioni (più usato il secondo per togliere valore sia al lavoro dell'autore che, in seconda battuta. al recensore - esiste anche una classifica dei recensori -).
E' la nebbia delle recensioni e il lettore sta lì e non capisce a cosa cazzo serva lasciare due parole sensate in mezzo a tanta merda.

Proprio oggi, sul solito gruppo facebook dedicato alla lettura, ho colto il commento di un amico che ha affermato di non lasciare recensioni o stelline per pigrizia. L'autore ha ringraziato lo stesso ma, da altre parti, quell'affermazione è stata interpretata come una forma di scortesia.
Poiché penso che il mondo della letteratura di genere sia già fin troppo piccolo e spesso rovinato da ostilità, un dualismo che contrapponga lettori e autori lo renderebbe ancora più chiuso e invivibile.

Certo non è un obbligo lasciare un commento (magari qualcuno potrebbe anche non considerarsi all'altezza di commentare, o avere limiti di scrittura, o anche solo non avere voglia) ma, da quanto ho potuto constatare, lasciare un commento avvicina, in qualche modo, all'autore. Ed è un atto di gentilezza, merce rara di questi tempi.

Da parte mia, ho preso questa abitudine di lasciare i miei sproloqui su Amazon (e riportarli poi anche sul blog), seguendo alcune regole che mi sono dato.
- Un autore, soprattutto se autoprodotto, lo si supporta anche lasciando un feedback pubblico
- Va lasciato un commento su quello che si è gradito: è inutile lasciare feedback negativi da una, due o anche tre stelle (in soli tre casi ho lasciato tre stelle, col significato di "vale la pena leggerlo ma non mi è piaciuto del tutto" e non sono convinto di avere fatto bene) 
- Va lasciato un commento sensato, che invogli un altro lettore a comprare e leggere quel libro
- Va lasciato un commento sintetico perchè siamo in un mondo di gente che legge solo i titoli
- Non ci si deve aspettare nulla in cambio di una buona recensione: è già parte di un circolo virtuoso e va bene così.

Lasciare due parole non è un grosso sforzo e non ha controindicazioni (o meglio, al momento non ne ho riscontrate).

Buone letture. :)


Colonna sonora

venerdì 2 dicembre 2016

Divertirsi con Prisma #2

Un simpatico sticker di Telegram
Dato che il ritmo di lettura è decisamente rallentato e che ho da fare mentalmente ordine tra i miei ultimi ascolti, torno a parlare di Prisma, una app di filtri "artistici" per le immagini digitali.

Ne avevo già parlato qui e, in effetti, non ho molto altro da aggiungere se non che, con gli ultimi aggiornamenti, hanno accresciuto il numero dei filtri disponibili e reso più rapido il processo di trasformazione delle immagini.
Rimane quello che, secondo me, è un difetto: obbligare al taglio dell'immagine per ridurla al formato quadrato (ormai nemmeno Instagram costringe più al formato 1:1).
Ah! Usate le impostazioni per rimuovere il watermark "Prisma" dalle vostre foto.

L'immagine di copertina del post rappresenta uno dei migliori ambienti dove mettersi a giocare con la app senza essere disturbati.
E ora vi mollo un po' di immagini (le trovate anche su Instagram e EyeEm insieme a quelle più "serie") e ciao. :)


Scatti sparsi

Milano, Piazza del Duomo
Milano, Piazza del Duomo













Milano, Cinque Vie
Milano, Via Festa del Perdono













Le Langa del Barolo
Pavia













Caronno Pertusella, Interno
Bresso, Interno auto














Parco di Monza
Parco di Monza













Bresso, Parco Nord
Bresso, Riflesso













Bresso, Laghetto Oxy.gen
Bresso, Oxy.gen













Bresso, Pokemòn al Laghetto Oxy.gen

Selfie da pirla

Selfie autunnale
Relax














Selfie alegher

Buon divertimento.

>>> Il sito di Prisma [link]
>>> fabiorcrespi su Instagram [link]
>>> fabiorcrespi su EyeEm [link]

lunedì 21 novembre 2016

Distopie prossime venture

(foto di Fabio R. Crespi)
Il referendum istituzionale di imminente svolgimento ha scatenato, come qualsiasi evento di coinvolgimento nazionale quali regate e partite, l'isterica adesione di massa a uno o all'altro degli schieramenti che paiono contendersi la bandiera di salvatore della democrazia, della patria, della vita, dell'universo e tutto quanto.

Tra visioni apocalittiche di banchieri alieni e migranti clonati e sensi di straniamento dovuti al sentirsi imbecilli davanti alle implausibili argomentazioni di chi nella vita sembra una semplice persona qualuque ma che, in realtà, ha sempre celato a tutti la propria competenza da giurista costituzionale, mi sono imbattuto in un paio di racconti che illustrano due (tra le 42 possibili) distopie prossime venture.


Alessandro Girola: "Vox Populi Vox Dei"
(autoprodotto, disponibile su Amazon)
Dopo avere affrontato la "Grexit Apocalypse" (cfr, questo post), Girola torna a giocare in maniera intelligente con la fantapolitica e ci offre questo veloce quadro distopico in cui immagina cosa succederebbe se un gruppo politico di stampo populista ed eterodiretto da uno pseudofilosofo tecnologo prendesse potere in Italia. Gli ingredienti della storia sono già tutti disponibili ora e la bellezza della fantascienza di questo tipo è immaginare uno dei possibili sviluppi della realtà odierna.
La fantascienza non fa previsioni, non è il suo compito: la fantascienza ti costringe a mettere a fuoco il presente e a riflettere. Poi, qualche volta, ci prende pure: speriamo vivamente che non sia questo il caso perchè distopie di questo genere paiono proprio essere a portata di mano.


Giovanni Lopriore: "Il fronte del NO"
(autoprodotto, store vari)
Prendete vari protagonisti della seconda repubblica, rendeteli caricaturali e poi immergeteli in un contesto orwelliano di decrescita (in)felice. Sono risate amare quelle che fanno da sfondo alla lettura di questo breve racconto che, forse, potrebbe anche essere accusato di parzialità ma ha il pregio di evidenziare alcuni di quei macroscopici difetti che molti si rifiutano di vedere. Non fatene una questione solo politica e concedetevi qualche risata (prima che si avveri quanto descritto).



Per rimanere in tema di distopie, l'amica Selene ha postato su facebook un interessante video sul tema prodotto dall'organizzazione no-profit TED che si occupa di diffondere idee sotto forma di materiali multimediali, una piattaforma per rendere la conoscenza disponibile a tutti.

A questa pagina trovate la videolezione "How to recognize a dystopia" di Alex Gendler.

Il senso del video è quello di un avvertimento: ecco cosa _può_ stare alla base del tuo mondo ideale, quindi allarga la tua visione e chiediti sempre se la tua utopia non celi, in realtà, una distopia. 
Nel video la distopia è rappresentata sia come espediente letterario, sia come forma sociale applicata da diversi regimi (di ispirazione religiosa o politica). Questo ci porta all'attuale narrazione dei contemporanei populismi che presentano le loro personali visioni utopiche come soluzioni politiche, visioni generalmente non inclusive (noi/voi, muri, ruspe, isolamento culturale, tradizione contro progresso, guerra tra religioni) e, di fatto, già definibili come distopie con tanto di folle di fedeli inneggianti al nuovo assetto.
Siamo, purtroppo, di fronte a un grosso deficit educativo e culturale: la pigrizia mentale e la perdita del senso critico prevalgono sul pensiero strutturato, il mondo reale viene rappresentato in forme elementari sfrondate da una qualsiasi complessità e le soluzioni ai problemi che si vogliono vendere al "popolo" sono altrettanto semplicistiche e prive di solida razionalità.
Di fatto la distopia è già qui.


Link utili
>>> TED - Ideas worth spreading [link]
>>> TED Ed - Lessons worth sharing [link]








mercoledì 16 novembre 2016

Ultime letture sparse

Particolare di bici colorata
Non c'entra nulla col post ma mi piace
(foto di Fabio R. Crespi)
Come scrivevo poco fa su un gruppo facebook in un thread aperto da Alessandro Girola, leggo sempre meno causa troppe distrazioni e poco tempo (e per avere cambiato le mie abitudini da pendolare preferendo l'utilizzo dello scooter a quello dei mezzi pubblici che erano la mia sala da lettura).
Queste "ultime" letture vanno da quest'estate a ieri: d'ora in poi mi toccherà impegnarmi di più (e, magari, cazzeggiare meno).


Fabio Novel: "L'Asilo"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
Un racconto breve nel quale viviamo quello strano senso di estraniazione di Daniele nel suo nuovo asilo e subiamo la nevrosi della madre per il figlio che deve essere sempre al top, che deve piacere. Le motivazioni ci vengono rivelate solo alla fine ma il meccanismo, in realtà, si limita a smascherare l'artificiosità di certi modelli educativi. E, come in ogni buon noir, l'amarezza e l'ineluttabilità della realtà resistono anche alle prese di coscienza e ai tentativi di riscatto.


Massimo Mazzoni: "Pagine sporche"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
Anni '80, gli anni del superamento delle ingenuità e della crescita per i protagonisti di questo veloce racconto, due ragazzini vessati dal bullo di turno. Una storia che comincia proprio con una fuga dal bulletto e, passando per le "pagine sporche" di un giornaletto pornografico (edizione speciale, però), arriva allo scontro con il vero mostro: un blob, ingenuamente identificato come il punitore degli atti impuri commessi. Divertente, splatter e citazionista, il racconto pare narrato con un leggero sorriso sulle labbra a sottolineare la nostalgia per un immaginario fantastico che si è vissuto in prima persona, quando gli orrori prendevano la forma di mostri da film (o da fumetto) che si potevano battere semplicemente "alzando il volume" della propria fantasia.


Alessandro Girola: "Il testamento di Gionata Hutter"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
I vampiri tornano ad essere davvero vampiri, brutti e cattivi, in questa storia di Alessandro Girola ambientata nella campagna lodigiana e parte di quel suo grande quadro nel quale, dietro alle apparenze del mondo reale, si annidano anfratti di orrore, Italia Doppelganger.
Inoltre il famelico vampiro che il protagonista si trova ad affrontare, questo lampir, viene arricchito, rispetto alle classiche immagini di genere, di tratti originali ed è bravo, quindi, l'autore ad andare oltre omaggi e suggestioni per regalarci un nuovo mostro. Un mostro vero, un vampiro che, finalmente, torna a fare paura.


Marco Siena: "Amsora"
(autoprodotto, diponibile su Amazon)
Marco Siena ci riporta ancora una volta agli anni '90 e ancora una volta nella campagna emiliana, a Pioppeto dell'Argine (presumibilmente non lontanissimo da Presello). E ancora una volta i protagonisti sono i ragazzi, diciottenni da poco, quelli strani che preferiscono la musica al calcio, con i capelli lunghi e la passione per i film horror. Come sempre è tutto molto vivido e come sempre le leggende si trasformano in mostri e la festa diventa orrore. Tra omaggi evidenti a musica e film, citazioni e dediche, l'amsora (il falcetto) di Marco Siena riesce a colpire il lettore.


Per uscire dai miei soliti canoni e considerando l'imminenza del referendum costituzionale che ci ha costretto a subire il martellamento politico più idiota e improponibile da sempre da parte di favorevoli e contrari, vi propongo una lettura non urlata, con una pacata esposizione dei fatti, dei pro e dei contro. Poi ognuno decida per sé.

Marco Passarello: "Guida al referendum costituzionale"
(Delos Digital, store vari)
Un guida utile per potere, innanzitutto, sapere di cosa si sta parlando (la costituzione italiana e il testo della legge costituzionale sono riportati per intero) e con una parte dedicata alle ragioni per il Sì o per il No, esposte senza prendere le parti di uno schieramento o dell'altro, e alle conseguenze di un eventuale cambio di assetto istituzionale. E' un buon testo dal quale cominciare ad affrontare l'argomento e costruirsi un'idea in proprio prima di eventualmente passare a letture più dichiaratamente schierate.


Colonna sonora del post
Solex: "One Louder Solex" (da "Solex vs. The Hitmeister", 1998)


mercoledì 2 novembre 2016

Musica da viaggio #2

(foto di Fabio R. Crespi)
Come scritto qualche mese fa (cfr. questo post), quella che chiamo "musica da viaggio" non è un particolare tipo di musica adatta esclusivamente a viaggiare ma quello che ascolto quando sono in macchina su percorsi lunghi: quindi quello che rientra in questa mia particolare accezione potrebbe non essere quello che vi aspettate. Ma facciamo che questo sia un vostro problema e non un mio problema. ;)

Abbiamo girato tre giorni per le Langhe: c'eravamo stati in primavera ma i posti ci erano piaciuti talmente tanto da doverci tornare. Così, mentre l'altra volta eravamo stati solo nella zona del Barolo e al Castello della Manta, stavolta abbiamo girato le zone del Roero e del Barbaresco, percorso la Via del Moscato, fatto un pezzo di Valle del Belbo (siamo arrivati a Santo Stefano Belbo), siamo tornati nella zona del Barolo e abbiamo visto una mostra su Balla alla Fondazione Ferrero ad Alba (dove eravamo di base in un B&B in zona centrale). 
E abbiamo mangiato bene e bevuto meglio. 
E abbiamo idea di tornarci ancora.

Ma torniamo alla musica. Siamo partiti belli carichi da Milano ascoltando la prima parte dell'ultimo live dei Within Temptation e poi siamo passati a "Past Masters" dei Beatles.
In loco abbiamo goduto del sottofondo di Savages, Aurora, Mogwai e ancora Wihin Temptation e Beatles. Siamo tornati ancora con Beatles e Warpaint.

I Within Temptation sono un gruppo olandese di symphonic metal fronteggiati da una stupenda Sharon den Adel e dal chitarrista Robert Westerholt. La dimensione che più li avvantaggia è sicuramente quella live: il doppio live "Let Us Burn" si compone di una prima parte in cui presentano i loro vecchi brani e una seconda parte che privilegia i pezzi del loro ultimo album, "Hydra" (2014).
Secondo me ora siamo più dalle parti di un rock potente che in zona metal (quindi puoi anche arrischiarti ad ascoltare qualche cosa, Elena) e, insomma, a me piacciono assai.
>>> Within Temptation: “Mother Earth” (che è sempre un bel sentire)

Dei Beatles potrei sproloquiare per anni: mi limiterò a dire che avevo voglia di risentire "Rubber Soul" e una raccolta che era uscita in vinile come "Rarities" (il nome è esplicativo) e poi è stata ampliata e ridenominata "Past Masters". "Rubber Soul" (1965) rappresenta l'addio dei Beatles al classico rock'n'roll: il successivo "Revolver" (1966) sarà palesemente diverso dagli album precedenti ma già in "Rubber Soul" si sente che qualcosa sta cercando di emergere.
"Past Masters" raccoglie pezzi non inclusi sugli album ufficiali, alcuni sono brani noti per avere scalato le classifiche ed essere entrati nella testa di noi ex-giovani, altri sono meno noti. La raccolta è strutturata cronologicamente (come piace a me) e, su tutti, ho amato risentire "Rain" (uscita originariamente nella raccolta di singoli "Oldies but Goldies") con la sua coda montata al contrario.
Riascoltandoli ho sentito ancora forte quel legame che mi legava più agli scarafaggi che alle pietre rotolanti (i gusti sono gusti, che ci volete fare?)

Delle Savages e del loro dark rock punkeggiante ho parlato in occasione dell'uscita sia del primo che del secondo album. Ripropongo un paio di cose.

Aurora (di cognome Asknes), giovane pop singer norvegese, sembra intenzionata a farsi sentire: il suo primo album, "All My Demons Greeting Me as a Friend" (2015) non è proprio originalissimo ma la voce c'è (e, a tratti, mi ricorda la Dolores O'Riordan).

La Via del Moscato l'abbiamo percorsa immersi nella nebbia ma in buona compagnia di "Atomic" (2016), l'ultimo lavoro dei Mogwai. Avevo già parlato del loro percorso che dal post-rock li ha portati ad un rock pensato per le immagini (sempre "post" la musica e sempre riconoscibili loro).

Le Warpaint sono tornate con il loro terzo album, "Heads Up" (2016). Come successo con il precedente album. sembrano voler andare verso i terreni del pop ma lo fanno alla loro maniera non rinunciando a quel sound onirico che le contraddistingue fin dall'inizio. Questo album sembra paradossalmente essere più vicino alle Warpaint degli inizi che a quelle dell'album precedente. Comunque io le amo. Punto.

Buon ascolto.

lunedì 24 ottobre 2016

Qualche lettura dagli scenari indie

Immagine di
Giordano Efrodini
(paricolare della
copertina della
prima edizione
di "Pandemic AD"
di Alessandro Girola)
Queste sono alcune delle mie letture estive a contorno dei post relativi agli scenari indie condivisi. Ci sono ancora delle cose che mi mancano e stanno già nella coda di lettura. Prima o poi...


Survival Blog/Pandemia Gialla

Davide Mana: "Faina Solitaria"
Il libro raccoglie tutti i post, pubblicati originariamente sul blog dell'autore, che narrano la storia di Faina Solitaria, uno dei sopravvissuti alla Pandemia Gialla che ha trasformato gli infetti in rabbiosi cannibali. L'ho fatta semplice: lo scenario della Pandemia Gialla (più propriamente del Survival Blog) è un esperimento di scrittura collettiva ideato da Alessandro Girola a cui hanno partecipato diversi autori, Davide Mana tra i primi.
La storia di Faina Solitaria è un percorso che dalla Valle del Belbo porta il protagonista fino a Milano e propone alcune tipiche considerazioni e scene che facilmente ritroviamo nei racconti apocalittici (collasso della civiltà, piccole riorganizzazioni di stampo fascistoide, il gruppo di sopravvissuti che si sposta in cerca di porti sicuri, gli assalti dei branchi di infetti) ma Davide Mana ha quel tocco in più che, alla fine, ti fa spalancare gli occhi e sorridere (leggete e saprete perchè).
Meriterebbe quattro stelle ma ne va aggiunta una quinta per le appendici in coda alla storia perché viene meglio inquadrato il Survival Blog (comprese alcune osservazioni sulla necessità di fiducia e di riconoscimento nel modo della scrittura indipendente) e vengono fatte intelligenti considerazioni sulla fantascienza apocalittica e perfino sul senso dello humor nell'ambito di situazioni drammatiche.

Marina Belli: "Epidemic Egonomic"
Questo, di Marina Belli, è un altro diario della Pandemia Gialla e racconta la storia di una donna, della quale non conosciamo il nome, che si dipana dai primi giorni della pandemia fino al momento in cui dovrà decidere che senso dare alla propria esistenza: la seguiamo nel suo percorso, sempre determinata ad andare avanti, imparando sulla propria pelle come procedere in un mondo in rovina, come sopravvivere alla furia dei sani e degli infetti. Una figura mitica, il Chimico, le farà da mentore e sarà il suo punto di riferimento fino alla fine. Una storia forte per una donna forte, con tanto di ottima colonna sonora.


2MM

Angelo "sommobuta" Cavallaro: "The Goddamn Particle (vol. 1)"
In questo racconto (primo di tre ma, in sé, autoconclusivo) si torna nel periodo immediatamente successivo all'evento che ha trasformato il mondo nell'universo supereroistico di "Due Minuti a Mezzanotte". Il giovane protagonista, "colpito da un raggio in maniera del tutto fortuita" scopre di essere praticamente un'arma vivente. Dovrà diventare consapevole del proprio nuovo stato e dovrà assumerne il controllo per essere libero, per diventare quello che si rivelerà uno dei più potenti superumani della Terra. Tutto il testo è percorso da evidenti omaggi al mondo del fumetto e, più in generale, al genere fantastico e questo fa segnare un ulteriore punto a vantaggio dell'autore.

Marina Belli: "Whalton N° 5"
L'attempata signorina Whalton non è esattamente simpaticissima e pare avere un gran naso per i guai e queste sue cronache nell'universo di 2MM ne danno ampia dimostrazione. E' una sorta di supereroe decisamente al di fuori degli schemi, la signorina Whalton dotata di superolfatto, e, nonostante l'età, è ben determinata a percorrere la propria strada riuscendo, a discapito della scarsa affabilità, a farsi accompagnare da altri memorabili personaggi, anch'essi superumani, che arrivano da altre storie, perfino da altri autori.
Forse il bello di uno scenario del genere è proprio il fatto che la stretta serialità lascia il posto ad una serie di affreschi di storie e personaggi che talvolta possono incrociare le loro strade: la signorina Whalton è uno di questi personaggi e non bisogna assolutamente perderselo.
Un'ulteriore nota di merito va alla bella immagine di copertina di Giordano Efrodini.

Marina Belli: "Jimmy Loves Laura"
Una bellissima storia, quella di Jimmy e Laura, per chiamarli con i nomi che danno il titolo al libro. Sì, perchè Jimmy e Laura (o Adam e Betty, o altri nomi ancora) sono due superumani nell'universo che vorrebbero semplicemente vivere una vita "normale", sottotraccia, diversa da quella a cui i loro poteri li costringono.
Una storia d'amore, una storia di consapevolezza e accettazione, una storia di ricostruzione: tutte queste storie si amalgamo nei racconti che narrano le vicende di Jimmy e Laura, mentre sullo sfondo scorre "Black Betty" nella versione dei Ram Jam del '77: "She's so rock steady (bam-ba-lam) / And she's always ready (bam-ba-lam) / Whoa, Black Betty (bam-ba-lam) /Whoa, Black Betty (bam-ba-lam)".


2MM Darkest

Germano Hell Greco: "Jack & Jill"
Hjuki e Bil si muovono da più di un secolo tra umani e superumani nel mondo di 2MM Darkest ma la loro storia risale a molto prima, agli Aesir. Fratello e sorella, in quanto discendenti di dei, hanno dei poteri: fermare il tempo, lei, e ritornare dalla morte, lui. Ora si fanno chiamare Jack e Jill, la famosa filastrocca potrebbe parlare proprio di loro, e sono stati individuati dai cacciatori di superumani. In un mondo oscuro, attraverso una trama non lineare e facendo pure i conti con le schizofreniche sovrapposizioni di creature fantastiche che Jill trae dalle proprie letture (un coniglio bianco, un malevolo feticcio che non vuole crescere), la loro storia li porta a un punto dove non si sono mai trovati: in trappola la ragazza che dovrebbe fermare il tempo, oltre la barriera della vita il ragazzo che dovrebbe tornare dalla morte. Dark fantasy, miti, letteratura fantastica e musica: "Jack & Jill salirono sulla collina per andare a prendere un secchio d'acqua. Jack cadde e si ruppe la testa e Jill crollò subito dopo". Si rialzeranno?

Germano M.: "Lollipop Double Mixed Flavour"
Marylin, donna affascinante e priva di una realtà propria, e Katrina (sua amica o guardiana?) sono due superumane che si muovono nell'universo degradato di 2MM Darkest. E' Marylin al centro della scena e, tutto intorno a lei, i personaggi cambiano di ruolo e le situazioni evolvono secondo schemi apparentemente imprevedibili. Marylin ha un potere (preveggenza o capacità di determinare il futuro?) che deriva da un tumore: togliendole il tumore si rischierebbe di annullare il suo potere. Ma, evidentemente, il suo potere fa gola a qualcuno, sicuramente a più di uno, e Marylin dovrà, per prima cosa, riuscire a scoprire sè stessa per appropriarsi del proprio ruolo e della propria vita. Un'avventura psichedelica quasi quanto quella di "Jack & Jill".

Germano Hell Greco: "Lollipop Raggedy"
Proseguono le avventure di Marylin (cfr. "Lollipop Double Mixed Flavour") in un universo ancora più degradato dove, su tutto, pare incombere l'apocalisse, nome in codice "Mezzanotte", che libererà quantità spropositate di teleforce, la forza che dona poteri straordinari agli umani. Dopo i trattamenti ricevuti per tentare di curare il tumore al cervello che minaccia la sua vita, Marylin è nuovamente al centro delle possibili realtà che paiono sovrapporsi una all'altra.
«I veggenti non hanno il potere di cambiarla, la realtà.»
«Conosco gente che, su questo punto, avrebbe qualcosa da ridire.»
Parallelamente ritroviamo in azione anche Katrina, anch'essa coinvolta nella partita giocata tra FIELD e START, le due organizzazioni che hanno scopi e modi diversi per gestire i superumani e i problemi che causano e, forse, diverse idee su come gestire l'evento catastrofico dato per imminente. La vicenda di Katrina converge verso quella di Marylin e, alla fine, ci troviamo ad osservare, insieme alle due superumane e ad altri come loro che hanno scelto una terza via, la Mezzanotte incombente e a sperare di saperne di più al più presto.


Il crossover tra 2MM e il Survival Blog

Alessandro Girola: "Pandemic A.D."
Il creatore di due diversi scenari, quello zombie-apocalittico del "Survival Blog" e quello supereroistico di "2 Minuti a Mezzanotte", decide di fonderli, con la sua solita precisione "aggiusta" le timeline dei due universi per uniformarli e si diverte un sacco a fare di American Dream, il superumano più forte del mondo, il più pericoloso infetto della Terra. Il prione che trasforma gli infetti in bestie antropofaghe ha un potere diverso sui superumani: oltre a renderli affamati di sangue e carne umana, li libera da qualsiasi restrizione morale. Così American Dream diventa praticamente un dio, il Dio dei Morti, e la missione dei protagonisti è quella di togliergli risorse (AD ha preso al suo servizio un sintetizzatore chimico superumano per crearsi un esercito). Come premessa al racconto Girola anticipa le sue fonti di ispirazione e nella storia ci si può divertire a rintracciarle oltre che a riconoscere personaggi incontrati in altri racconti (non solo suoi). Una lettura ampiamente godibile, come ci si aspetta dall'autore.


Una nota particolare

Voglio dedicare questo post a Marina Belli, della quale ho letto tutto il leggibile tranne l'ultimo suo lavoro che si colloca al di fuori degli scenari. Come scritto nel mio post precedente, ho conosciuto Marina a Stranimondi, ho piacevolmente chiacchierato con lei e, insieme a lei, ho partecipato alla presentazione di Acheron.
Purtroppo il personale resoconto di Stranimondi che ha pubblicato sul suo blog, piuttosto duro nei confronti dell'organizzazione, non è piaciuto a molti, come naturale che fosse. Io l'ho letto più di una volta prima di scrivere questa nota e, pur non condividendo le sue impressioni, la mia idea è che ognuno deve poter essere libero di esprimersi, anche duramente, senza per questo pensare che un semplice post sia da considerarsi alla stregua di un attacco terrorista all'intero mondo della SF italiana provocando reazioni "da branco" ai limiti dell'isteria.
Insomma, oltre le risposte, in alcuni casi altrettanto dure quanto il post, in altri casi ironiche, ho visto e letto quello che non ci si aspetterebbe da chi bazzica un genere che, a mio parere, è frequentato soprattutto da persone che hanno la rara caratteristica di essere di mente aperta.
Inoltre, una cosa che mi ha particolarmente infastidito è che la Belli sia stata semplicemente definita una blogger e non un'autrice, anche se più di uno si è preso la briga di leggersi altri post del suo blog oltre a quello incriminato e avrà sicuramente notato che Marina ha pubblicato diverse cose. Forse il fatto che sia un'autrice indipendente la rende automaticamente meno autorevole di altri, tanto da non meritare la qualifica di autrice perché essere autori indipendenti è una caratteristica non contemplata nel mondo "ufficiale" del fantastico italiano?
Alla fine, come sempre nel corso del tempo anche se per motivi diversi, pare che il mondo del fantastico italiano non riesca mai ad essere totalmente inclusivo. Casi del genere potrebbero essere di stimolo all'avvio di un confronto. Parlatevi, cazzo: avere differenti punti di vista è sacrosanto e confrontarsi sui termini potrebbe addirittura essere salutare per tutti. Vedere certi comportamenti, invece, fa scappare perfino la voglia di leggere. 


Qualche link

>> "Indie nostrano e scenari condivisi" [link
>> Ram Jam: "Black Betty" [link]
>> "Post Stranimondi". il post di Marina Belli sul suo blog "Space of Entropy" [link]

(i lavori citati sono tutti presenti sullo store di Amazon)

martedì 18 ottobre 2016

Qualche ora a Stranimondi 2016

 
Come già mi è capitato di dire in precedenza, non sono mai stato un frequentatore di convention ma, come l'anno scorso, ho fatto eccezione per Stranimondi.
Le motivazioni sono le stesse dell'anno scorso: sono andato, più che per gli eventi e le presentazioni, per incontrare un po' di conoscenze, vecchie e nuove. 

Inevitabile incontrare Silvio Sosio all'ingresso e altrettanto inevitabile trovare l'amico Paolo Arosio un paio di metri più in là (lui sì che è serio e frequenta queste manifestazioni da vero appassionato). Anche Giorgio Raffaelli era lì a portata di mano, insieme al team di Zona 42, e, come lo scorso anno, è stato un piacere ritrovarlo, chiacchierare e mandare da lui Tatana convincendola, con la entusiasta complicità di Paolo, che la trilogia Arabesca di Grimwood è assolutamente da leggere (il terzo volume, "Fellahin", era esposto insieme agli altri, fresco di stampa).

A dire la verità io un'idea precisa per partecipare a un incontro l'avevo e, infatti, sono arrivato con buon anticipo per riuscire a presenziare alla presentazione di "Guiscardi senza gloria" di Mauro Longo, edito da Acheron Books e presentato da Davide Mana
Insomma, volevo conoscere dal vivo sia Mauro Longo, col quale avevo scambiato qualche chiacchiera su Facebook, che Davide Mana che ho intervistato di recente [qui]. 

Con la mia solita circospezione e preceduto dall'Arosio, arrivo al banchetto di Acheron e mi presento facendo spenzolare il badge con nome e cognome stampigliati sopra, da vero pirla, insomma. 
Molto gentilmente Davide non ha chiamato la security e abbiamo cominciato a chiacchierare. Ma, prima di tutto, mi tira fuori dal cilindro un paio di sorprese: Marina Belli e Fabrizio Borgio. Marina è un'autrice autoprodotta il cui nome è frequente ritrovare negli scenari indie di cui ho scritto in abbondanza e della quale ho letto tutto (tranne l'ultimo lavoro appena uscito ma già nella mia libreria digitale); di Fabrizio ho giusto in lettura il secondo volume della serie di Stefano Drago (investigatore del Dipartimeno Indagini sul Paranormale) e con lui ho avuto il piacere di parlare abbastanza a lungo (quando parla di vino, poi, ne senti il sapore in bocca) e col quale conterei di fare qualche altra chiacchiera quando avrò finito di leggere quella sua serie. 

Al tavolo, da sx a dx: Mauro Longo e Davide Mana
In primo piano: Marina Belli.
Le gambe sono di Fabrizio Borgio.
La foto è mia.
Insomma, tutte queste chiacchiere ci hanno portato fino all'ora della presentazione che aveva il tocco originale di essere accompagnata da una degustazione di vino gestita dal gran maestro mescitore Alessandro Mana, blogger e fratello di Davide

Un accenno a "Guiscardi senza gloria" di Mauro Longo: è ambientato nel rinascimento, ci sono gli zombie, meglio definiti come "trapassati redivivi" (e, come sottolineato alla presentazione, non si tratta di un opera incentrata sulla sopravvivenza a un'apocalisse ma di un mondo che ha fatto già fatto i propri conti col peggio e che sta "rinascendo"), trae origine da un gioco di ruolo ("Ultima Forsan") che ha avuto uno straordinario successo internazionale, non è horror, non è fantasy, non è fantascienza (oppure è tutto questo) ed è da leggere. 
Un inciso, prima che lo dimentichi: Marina Belli offriva dei biscotti buonissimi che, col vino a cui accennavo prima, stavano da dio. Grazie!

Dopo la presentazione ho ripreso a girellare e incontrare persone: Elisabetta Vernier, Emanuele Manco, Silvia Castoldi, Marco Passarello e Selene Verri, la quale prontamente mi rapisce per il pranzo senza che io opponga alcuna resistenza (d'altra parte è la nostra venerata madrina del Cenacolo Milanese e vive da anni in Francia). 
Selfie con Selene
Passare un po' di tempo a conversare con Selene è sempre affascinante: si passa dai curdi alla fantascienza, dalla politica alla tecnologia in un flusso continuo. E si mangiano wurstel e crauti (con un pizzico di senape) annegandoli in una Leffe. Poi si esce dal baretto e si trova un sole che spacca. A Milano. Dopo una discreta serie di giornate merdose. 

Rientriamo, altri giri, altri incontri, altre chiacchiere e poi scappo via, all'improvviso come mio solito, salutando chi trovo al momento e virtualmente salutando da qui chi non ho trovato. 

Stranimondi e stranagente ma non tanto strani o, almeno per me, strani il giusto. Quindi, alla fine, ritrovare un po' di conoscenze, vecchie e nuove, mi lascia sempre appiccicato in faccia un raro sorriso. 

Un ringraziamento finale a Stefano che ha prestato il suo scooter a papà dato che il mio è a fare il tagliando.


venerdì 14 ottobre 2016

Indie nostrano e scenari condivisi #7 - HPL 300 e Alessandro Girola

Immagine di Giordano Efrodini
Per chiudere questo ciclo sugli scenari condivisi, torniamo ad Alessandro Girola, il quale, come abbiamo notato, risulta quasi sempre ideatore o ispiratore della gran parte degli scenari trattati.
La sua idea "condivisa" più recente è una round robin ancora più libera rispetto al solito: una "dribble novel" che parte da uno o più appunti slegati e si sviluppa strada facendo. 

In questo caso specifico, "HPL 300" parte da un suo stralcio relativo a Lovecraft e ambientato ai giorni nostri e si sviluppa per 20 episodi (possibilmente i testi dovrebbero stare nelle 300 parole, meglio se esattamente di 300 parole) e la storia viene fatta progredire da altri 19 colleghi. In partenza non si sa con esattezza cosa ne uscirà, nemmeno quale sarà il genere: il tutto è lasciato alla sensibilità degli autori che devono, in ogni caso, scrivere il proprio pezzo seguendo le logiche di narrazione di chi li ha preceduti nella scrittura.


F.: Ciao, Alessandro, grazie per essere ancora qui per chiudere questo ciclo sugli scenari indie: abbiamo cominciato con te e con te finiamo. Questo "HPL 300" sembra totalmente differente dagli scenari che abbiamo visto. Non esiste una particolareggiata ambientazione in cui vengono poi "immerse" le varie storie ma si tratta di un procedere graduale. Come mai questa scelta?

A.G.: Ciao Fabio, eccomi di nuovo a casa tua :) "HPL 300" è uno scenario più aperto e "easy", è vero. Ho scelto questo format dal momento in cui ho notato che l'interesse per i racconti a puntate, da leggere online, è andato scemando. O meglio: sono diventati obsoleti quei racconti con capitoli troppo lunghi, che allontanano l'attenzione del lettore medio, che come ben sai non riesce a concentrarsi su articoli o post più lunghi di 500 parole. Questo, in sostanza, mi ha convinto a tentare un nuovo formato, molto più leggero, senza nemmeno un'ambientazione da studiare.


F.: Avevi già idea inizialmente di chi coinvolgere: questo idea di scrittura è piaciuta e tutti hanno accettato o ci sono state sostituzioni? 

A.G.: Ci sono state un paio di sostituzioni, più che altro per mancanza di tempo da parte dei partecipanti. Scrivere 300 parole sembra una cosa semplice, quasi banale, ma non lo è. Innanzitutto perché un buon autore cercherà di non rovinare quanto i colleghi hanno precedentemente creato. Il che comporta una rilettura di quanto pubblicato fino a quel momento, ma anche la presa di coscienza di varie sfumature, di "ganci" e quant'altro. Questo se si vuol lavorare bene, ovviamente. Comunque anche i sostituti sono stati all'altezza.


F.: Il progetto è arrivato facilmente a conclusione? Cosa possiamo scrivere come quarta di copertina per l'ebook di "HPL 300"? Ci sarà l'ebook, vero?

A.G.: Il progetto è arrivato alla conclusione con qualche scricchiolio. Le parole a disposizione per ciascun autore erano volutamente poche, e sono stati inseriti molti elementi (quasi tutti suggestivi), col risultato che gli ultimi autori della lista hanno dovuto fare i salti mortali per riannodare i fili della trama :)
No, non ci sarà l'ebook. Avevo valutato questa possibilità, inizialmente, ma credo che la storia, per come è nata, sia caratterizzata da troppi stili diversi, per trarne un lavoro pubblicabile. Quindi rimarrà così, online e leggibile da tutti.


F.: Hai altre idee pronte da condividere con altri o hai deciso di percorrere una strada tutta tua?

A.G.: Mi piace molto creare degli scenari condivisi, anche se gestirli è quasi sempre un inferno :P 
Per il 2016 non se ne parla, ma nel 2017 mi piacerebbe organizzare qualcosa. Le idee non mi mancano. Si va dalla possibile espansione di qualcuno dei miei scenari già esistenti a qualcosa di ex novo. In ogni caso, SE si farà, sarà ancora una volta un esperimento a inviti. Se nelle prime round robin si trattava soprattutto di giocare con la scrittura, ultimamente miro anche a creare qualcosa di qualità, che si piacevole da leggere, oltre che da scrivere.
Vedremo...


F.: Come dicevo all'inizio, il tuo nome compare in quasi tutti gli scenari: ti consideri un guru della scrittura indie? 

A.G.: No. Odio i guru, in tutte le loro forme e accezioni. Sono un esperto del settore? Probabilmente sì. Ma questo è sufficiente.


F.: Ho anche notato che il tuo nome non compare nell'elenco di autori di "Moon Base Factory" che hanno condiviso con te parecchi scenari: una tua scelta precisa quella di essere totalmente indipendente? 

A.G.: Sì, è una scelta consapevole, pur rispettando profondamente buona parte dei membri di MBF (con cui ho anche collaborato più volte, come ricordi giustamente tu). Tuttavia la factory nasce con la ragione sociale dello scambio di competenze, e al momento il mio limitato tempo libero lo devo necessariamente utilizzare per la mia scrittura. Questo - lo dico una volta ancora - è il figlio della concezione tutta italiana secondo la quale scrivere non è un mestiere, bensì una passione. Il che comporta che ce se ne occupa nei ritagli di tempo, azzoppando molti progetti e molte ambizioni.


F.: Dato che ti sei fatto una indiscutibile fama, hai mai pensato di approdare a una CE o sei stato magari contattato per pubblicare qualcosa?

A.G.: In passato sono stato contattato diverse volte per pubblicare con piccole CE. Si trattava di realtà medio-piccole, tranne un unico caso, in cui finii nei mirini di una "big". Mi si fece capire che, per arrivare a un'eventuale pubblicazione, dovevo offrire cene e aperitivi, fare un lavoro di promozione degli altri autori della medesima scuderia etc etc. Per come sono fatto io, questo era un compromesso scomodo. Non per ragioni etiche, bensì caratteriali. Ti piace ciò che ho scritto? Pubblicami. Perché perdere tempo in tutte queste convenzioni sociali, e in questo lavoro sottobanco per conto terzi, ovviamente non retribuito?
Comunque oramai non mi cerca più nessuna CE, visto che ho ribadito più volte che essere un autore indie è una scelta consapevole e felice, e non un ripiego.
Anche a livello economico ho molti più vantaggi a pubblicare così, che non con una piccola casa editrice. Le royalties restano tutte a me, poche o tante che siano. E non mi pare di vedere case editrici del fantastico che "spaccano" il mercato con vendite esorbitanti...


F.: Da quando hai cominciato a pubblicare professionalmente fino ad arrivare ad oggi, come si è evoluto il mercato? Personalmente hai avuto buoni riscontri? 

A.G.: Sicuramente gli ebook si sono diffusi a macchia d'olio. Affermo, senza timore di smentite, che oramai i lettori forti sono ANCHE lettori digitali (la scemenza che carta ed ebook siano nemici è una cosa che andrebbe smentita dieci volte al giorno). Il mio settore, quello del fantastico, è invece un po' uno stagno. In molti anni di attività (nove, oramai), non vedo un ampliamento sostanziale di questo bacino, anche perché c'è una totale mancanza di webzine e portali d'informazione. Quelli che esistono sono tutti legati a case editrici, quindi più che fare cultura di genere fanno pubblicità.
Comunque sia, leggendo i dati ISTAT sulle vendite di libri, non c'è molto da sperare per il futuro. Diciamo che ci si accontenta, augurandosi qualche miracolo che torni a far innamorare gli italiani della carta stampata (o dei pixel degli ebook).


F.: Si sussurra che Girola scriva troppo. Scrivi troppo? :D

A.G.: Ah, bella domanda! Sì, credo di sì. Dovrei dedicarmi ad altro, e magari lo sto già facendo :D Scrivere mi piace, ma il rapporto tra fatica e soldi spesi e risultati ottenuti non è sempre soddisfacente. Riesco ancora a essere in attivo, ma a volte si tratta davvero di poche decine di euro (altre volte gira meglio). Ci sono attività più remunerative, anche se la scrittura non è mai solo una questione di quattrini.


F.: Alessandro, io ti saluto e ti ringrazio per esserti fatto stressare da me a più riprese. Però ho idea che arriverò a tampinarti ancora perché ho cominciato una serie di post dal titolo "Letture seriali" dove sono gli autori a presentare le loro "serie" (per ora ho avuto come ospiti Davide Mana, Lucia Patrizi e Marco Siena). 
Arrivederci, quindi e… birra quando vuoi! :D

A.G.: Sai dove trovarmi! Così come io so dove trovare te, per leggere questi speciali sulle letture seriali :)
Grazie dell'ospitalità!


Per concludere mi pare doveroso estendere nuovamente i ringraziamenti alle altre mie due guide: Germano Hell Greco e Massimo Mazzoni. Sicuramente, come Alessandro, avremo il piacere di ritrovarli anche in futuro da queste parti. Almeno spero.



Qualche utile link:

"HPL 300" (su Plutonia Experiment) 
  - Il post introduttivo [link
  - Il post finale [link

Plutonia Experiment, il blog di Alessandro Girola
[link]

La pagina Facebook di Plutonia Experiment 
[link