lunedì 24 ottobre 2016

Qualche lettura dagli scenari indie

Immagine di
Giordano Efrodini
(paricolare della
copertina della
prima edizione
di "Pandemic AD"
di Alessandro Girola)
Queste sono alcune delle mie letture estive a contorno dei post relativi agli scenari indie condivisi. Ci sono ancora delle cose che mi mancano e stanno già nella coda di lettura. Prima o poi...


Survival Blog/Pandemia Gialla

Davide Mana: "Faina Solitaria"
Il libro raccoglie tutti i post, pubblicati originariamente sul blog dell'autore, che narrano la storia di Faina Solitaria, uno dei sopravvissuti alla Pandemia Gialla che ha trasformato gli infetti in rabbiosi cannibali. L'ho fatta semplice: lo scenario della Pandemia Gialla (più propriamente del Survival Blog) è un esperimento di scrittura collettiva ideato da Alessandro Girola a cui hanno partecipato diversi autori, Davide Mana tra i primi.
La storia di Faina Solitaria è un percorso che dalla Valle del Belbo porta il protagonista fino a Milano e propone alcune tipiche considerazioni e scene che facilmente ritroviamo nei racconti apocalittici (collasso della civiltà, piccole riorganizzazioni di stampo fascistoide, il gruppo di sopravvissuti che si sposta in cerca di porti sicuri, gli assalti dei branchi di infetti) ma Davide Mana ha quel tocco in più che, alla fine, ti fa spalancare gli occhi e sorridere (leggete e saprete perchè).
Meriterebbe quattro stelle ma ne va aggiunta una quinta per le appendici in coda alla storia perché viene meglio inquadrato il Survival Blog (comprese alcune osservazioni sulla necessità di fiducia e di riconoscimento nel modo della scrittura indipendente) e vengono fatte intelligenti considerazioni sulla fantascienza apocalittica e perfino sul senso dello humor nell'ambito di situazioni drammatiche.

Marina Belli: "Epidemic Egonomic"
Questo, di Marina Belli, è un altro diario della Pandemia Gialla e racconta la storia di una donna, della quale non conosciamo il nome, che si dipana dai primi giorni della pandemia fino al momento in cui dovrà decidere che senso dare alla propria esistenza: la seguiamo nel suo percorso, sempre determinata ad andare avanti, imparando sulla propria pelle come procedere in un mondo in rovina, come sopravvivere alla furia dei sani e degli infetti. Una figura mitica, il Chimico, le farà da mentore e sarà il suo punto di riferimento fino alla fine. Una storia forte per una donna forte, con tanto di ottima colonna sonora.


2MM

Angelo "sommobuta" Cavallaro: "The Goddamn Particle (vol. 1)"
In questo racconto (primo di tre ma, in sé, autoconclusivo) si torna nel periodo immediatamente successivo all'evento che ha trasformato il mondo nell'universo supereroistico di "Due Minuti a Mezzanotte". Il giovane protagonista, "colpito da un raggio in maniera del tutto fortuita" scopre di essere praticamente un'arma vivente. Dovrà diventare consapevole del proprio nuovo stato e dovrà assumerne il controllo per essere libero, per diventare quello che si rivelerà uno dei più potenti superumani della Terra. Tutto il testo è percorso da evidenti omaggi al mondo del fumetto e, più in generale, al genere fantastico e questo fa segnare un ulteriore punto a vantaggio dell'autore.

Marina Belli: "Whalton N° 5"
L'attempata signorina Whalton non è esattamente simpaticissima e pare avere un gran naso per i guai e queste sue cronache nell'universo di 2MM ne danno ampia dimostrazione. E' una sorta di supereroe decisamente al di fuori degli schemi, la signorina Whalton dotata di superolfatto, e, nonostante l'età, è ben determinata a percorrere la propria strada riuscendo, a discapito della scarsa affabilità, a farsi accompagnare da altri memorabili personaggi, anch'essi superumani, che arrivano da altre storie, perfino da altri autori.
Forse il bello di uno scenario del genere è proprio il fatto che la stretta serialità lascia il posto ad una serie di affreschi di storie e personaggi che talvolta possono incrociare le loro strade: la signorina Whalton è uno di questi personaggi e non bisogna assolutamente perderselo.
Un'ulteriore nota di merito va alla bella immagine di copertina di Giordano Efrodini.

Marina Belli: "Jimmy Loves Laura"
Una bellissima storia, quella di Jimmy e Laura, per chiamarli con i nomi che danno il titolo al libro. Sì, perchè Jimmy e Laura (o Adam e Betty, o altri nomi ancora) sono due superumani nell'universo che vorrebbero semplicemente vivere una vita "normale", sottotraccia, diversa da quella a cui i loro poteri li costringono.
Una storia d'amore, una storia di consapevolezza e accettazione, una storia di ricostruzione: tutte queste storie si amalgamo nei racconti che narrano le vicende di Jimmy e Laura, mentre sullo sfondo scorre "Black Betty" nella versione dei Ram Jam del '77: "She's so rock steady (bam-ba-lam) / And she's always ready (bam-ba-lam) / Whoa, Black Betty (bam-ba-lam) /Whoa, Black Betty (bam-ba-lam)".


2MM Darkest

Germano Hell Greco: "Jack & Jill"
Hjuki e Bil si muovono da più di un secolo tra umani e superumani nel mondo di 2MM Darkest ma la loro storia risale a molto prima, agli Aesir. Fratello e sorella, in quanto discendenti di dei, hanno dei poteri: fermare il tempo, lei, e ritornare dalla morte, lui. Ora si fanno chiamare Jack e Jill, la famosa filastrocca potrebbe parlare proprio di loro, e sono stati individuati dai cacciatori di superumani. In un mondo oscuro, attraverso una trama non lineare e facendo pure i conti con le schizofreniche sovrapposizioni di creature fantastiche che Jill trae dalle proprie letture (un coniglio bianco, un malevolo feticcio che non vuole crescere), la loro storia li porta a un punto dove non si sono mai trovati: in trappola la ragazza che dovrebbe fermare il tempo, oltre la barriera della vita il ragazzo che dovrebbe tornare dalla morte. Dark fantasy, miti, letteratura fantastica e musica: "Jack & Jill salirono sulla collina per andare a prendere un secchio d'acqua. Jack cadde e si ruppe la testa e Jill crollò subito dopo". Si rialzeranno?

Germano M.: "Lollipop Double Mixed Flavour"
Marylin, donna affascinante e priva di una realtà propria, e Katrina (sua amica o guardiana?) sono due superumane che si muovono nell'universo degradato di 2MM Darkest. E' Marylin al centro della scena e, tutto intorno a lei, i personaggi cambiano di ruolo e le situazioni evolvono secondo schemi apparentemente imprevedibili. Marylin ha un potere (preveggenza o capacità di determinare il futuro?) che deriva da un tumore: togliendole il tumore si rischierebbe di annullare il suo potere. Ma, evidentemente, il suo potere fa gola a qualcuno, sicuramente a più di uno, e Marylin dovrà, per prima cosa, riuscire a scoprire sè stessa per appropriarsi del proprio ruolo e della propria vita. Un'avventura psichedelica quasi quanto quella di "Jack & Jill".

Germano Hell Greco: "Lollipop Raggedy"
Proseguono le avventure di Marylin (cfr. "Lollipop Double Mixed Flavour") in un universo ancora più degradato dove, su tutto, pare incombere l'apocalisse, nome in codice "Mezzanotte", che libererà quantità spropositate di teleforce, la forza che dona poteri straordinari agli umani. Dopo i trattamenti ricevuti per tentare di curare il tumore al cervello che minaccia la sua vita, Marylin è nuovamente al centro delle possibili realtà che paiono sovrapporsi una all'altra.
«I veggenti non hanno il potere di cambiarla, la realtà.»
«Conosco gente che, su questo punto, avrebbe qualcosa da ridire.»
Parallelamente ritroviamo in azione anche Katrina, anch'essa coinvolta nella partita giocata tra FIELD e START, le due organizzazioni che hanno scopi e modi diversi per gestire i superumani e i problemi che causano e, forse, diverse idee su come gestire l'evento catastrofico dato per imminente. La vicenda di Katrina converge verso quella di Marylin e, alla fine, ci troviamo ad osservare, insieme alle due superumane e ad altri come loro che hanno scelto una terza via, la Mezzanotte incombente e a sperare di saperne di più al più presto.


Il crossover tra 2MM e il Survival Blog

Alessandro Girola: "Pandemic A.D."
Il creatore di due diversi scenari, quello zombie-apocalittico del "Survival Blog" e quello supereroistico di "2 Minuti a Mezzanotte", decide di fonderli, con la sua solita precisione "aggiusta" le timeline dei due universi per uniformarli e si diverte un sacco a fare di American Dream, il superumano più forte del mondo, il più pericoloso infetto della Terra. Il prione che trasforma gli infetti in bestie antropofaghe ha un potere diverso sui superumani: oltre a renderli affamati di sangue e carne umana, li libera da qualsiasi restrizione morale. Così American Dream diventa praticamente un dio, il Dio dei Morti, e la missione dei protagonisti è quella di togliergli risorse (AD ha preso al suo servizio un sintetizzatore chimico superumano per crearsi un esercito). Come premessa al racconto Girola anticipa le sue fonti di ispirazione e nella storia ci si può divertire a rintracciarle oltre che a riconoscere personaggi incontrati in altri racconti (non solo suoi). Una lettura ampiamente godibile, come ci si aspetta dall'autore.


Una nota particolare

Voglio dedicare questo post a Marina Belli, della quale ho letto tutto il leggibile tranne l'ultimo suo lavoro che si colloca al di fuori degli scenari. Come scritto nel mio post precedente, ho conosciuto Marina a Stranimondi, ho piacevolmente chiacchierato con lei e, insieme a lei, ho partecipato alla presentazione di Acheron.
Purtroppo il personale resoconto di Stranimondi che ha pubblicato sul suo blog, piuttosto duro nei confronti dell'organizzazione, non è piaciuto a molti, come naturale che fosse. Io l'ho letto più di una volta prima di scrivere questa nota e, pur non condividendo le sue impressioni, la mia idea è che ognuno deve poter essere libero di esprimersi, anche duramente, senza per questo pensare che un semplice post sia da considerarsi alla stregua di un attacco terrorista all'intero mondo della SF italiana provocando reazioni "da branco" ai limiti dell'isteria.
Insomma, oltre le risposte, in alcuni casi altrettanto dure quanto il post, in altri casi ironiche, ho visto e letto quello che non ci si aspetterebbe da chi bazzica un genere che, a mio parere, è frequentato soprattutto da persone che hanno la rara caratteristica di essere di mente aperta.
Inoltre, una cosa che mi ha particolarmente infastidito è che la Belli sia stata semplicemente definita una blogger e non un'autrice, anche se più di uno si è preso la briga di leggersi altri post del suo blog oltre a quello incriminato e avrà sicuramente notato che Marina ha pubblicato diverse cose. Forse il fatto che sia un'autrice indipendente la rende automaticamente meno autorevole di altri, tanto da non meritare la qualifica di autrice perché essere autori indipendenti è una caratteristica non contemplata nel mondo "ufficiale" del fantastico italiano?
Alla fine, come sempre nel corso del tempo anche se per motivi diversi, pare che il mondo del fantastico italiano non riesca mai ad essere totalmente inclusivo. Casi del genere potrebbero essere di stimolo all'avvio di un confronto. Parlatevi, cazzo: avere differenti punti di vista è sacrosanto e confrontarsi sui termini potrebbe addirittura essere salutare per tutti. Vedere certi comportamenti, invece, fa scappare perfino la voglia di leggere. 


Qualche link

>> "Indie nostrano e scenari condivisi" [link
>> Ram Jam: "Black Betty" [link]
>> "Post Stranimondi". il post di Marina Belli sul suo blog "Space of Entropy" [link]

(i lavori citati sono tutti presenti sullo store di Amazon)

martedì 18 ottobre 2016

Qualche ora a Stranimondi 2016

 
Come già mi è capitato di dire in precedenza, non sono mai stato un frequentatore di convention ma, come l'anno scorso, ho fatto eccezione per Stranimondi.
Le motivazioni sono le stesse dell'anno scorso: sono andato, più che per gli eventi e le presentazioni, per incontrare un po' di conoscenze, vecchie e nuove. 

Inevitabile incontrare Silvio Sosio all'ingresso e altrettanto inevitabile trovare l'amico Paolo Arosio un paio di metri più in là (lui sì che è serio e frequenta queste manifestazioni da vero appassionato). Anche Giorgio Raffaelli era lì a portata di mano, insieme al team di Zona 42, e, come lo scorso anno, è stato un piacere ritrovarlo, chiacchierare e mandare da lui Tatana convincendola, con la entusiasta complicità di Paolo, che la trilogia Arabesca di Grimwood è assolutamente da leggere (il terzo volume, "Fellahin", era esposto insieme agli altri, fresco di stampa).

A dire la verità io un'idea precisa per partecipare a un incontro l'avevo e, infatti, sono arrivato con buon anticipo per riuscire a presenziare alla presentazione di "Guiscardi senza gloria" di Mauro Longo, edito da Acheron Books e presentato da Davide Mana
Insomma, volevo conoscere dal vivo sia Mauro Longo, col quale avevo scambiato qualche chiacchiera su Facebook, che Davide Mana che ho intervistato di recente [qui]. 

Con la mia solita circospezione e preceduto dall'Arosio, arrivo al banchetto di Acheron e mi presento facendo spenzolare il badge con nome e cognome stampigliati sopra, da vero pirla, insomma. 
Molto gentilmente Davide non ha chiamato la security e abbiamo cominciato a chiacchierare. Ma, prima di tutto, mi tira fuori dal cilindro un paio di sorprese: Marina Belli e Fabrizio Borgio. Marina è un'autrice autoprodotta il cui nome è frequente ritrovare negli scenari indie di cui ho scritto in abbondanza e della quale ho letto tutto (tranne l'ultimo lavoro appena uscito ma già nella mia libreria digitale); di Fabrizio ho giusto in lettura il secondo volume della serie di Stefano Drago (investigatore del Dipartimeno Indagini sul Paranormale) e con lui ho avuto il piacere di parlare abbastanza a lungo (quando parla di vino, poi, ne senti il sapore in bocca) e col quale conterei di fare qualche altra chiacchiera quando avrò finito di leggere quella sua serie. 

Al tavolo, da sx a dx: Mauro Longo e Davide Mana
In primo piano: Marina Belli.
Le gambe sono di Fabrizio Borgio.
La foto è mia.
Insomma, tutte queste chiacchiere ci hanno portato fino all'ora della presentazione che aveva il tocco originale di essere accompagnata da una degustazione di vino gestita dal gran maestro mescitore Alessandro Mana, blogger e fratello di Davide

Un accenno a "Guiscardi senza gloria" di Mauro Longo: è ambientato nel rinascimento, ci sono gli zombie, meglio definiti come "trapassati redivivi" (e, come sottolineato alla presentazione, non si tratta di un opera incentrata sulla sopravvivenza a un'apocalisse ma di un mondo che ha fatto già fatto i propri conti col peggio e che sta "rinascendo"), trae origine da un gioco di ruolo ("Ultima Forsan") che ha avuto uno straordinario successo internazionale, non è horror, non è fantasy, non è fantascienza (oppure è tutto questo) ed è da leggere. 
Un inciso, prima che lo dimentichi: Marina Belli offriva dei biscotti buonissimi che, col vino a cui accennavo prima, stavano da dio. Grazie!

Dopo la presentazione ho ripreso a girellare e incontrare persone: Elisabetta Vernier, Emanuele Manco, Silvia Castoldi, Marco Passarello e Selene Verri, la quale prontamente mi rapisce per il pranzo senza che io opponga alcuna resistenza (d'altra parte è la nostra venerata madrina del Cenacolo Milanese e vive da anni in Francia). 
Selfie con Selene
Passare un po' di tempo a conversare con Selene è sempre affascinante: si passa dai curdi alla fantascienza, dalla politica alla tecnologia in un flusso continuo. E si mangiano wurstel e crauti (con un pizzico di senape) annegandoli in una Leffe. Poi si esce dal baretto e si trova un sole che spacca. A Milano. Dopo una discreta serie di giornate merdose. 

Rientriamo, altri giri, altri incontri, altre chiacchiere e poi scappo via, all'improvviso come mio solito, salutando chi trovo al momento e virtualmente salutando da qui chi non ho trovato. 

Stranimondi e stranagente ma non tanto strani o, almeno per me, strani il giusto. Quindi, alla fine, ritrovare un po' di conoscenze, vecchie e nuove, mi lascia sempre appiccicato in faccia un raro sorriso. 

Un ringraziamento finale a Stefano che ha prestato il suo scooter a papà dato che il mio è a fare il tagliando.


venerdì 14 ottobre 2016

Indie nostrano e scenari condivisi #7 - HPL 300 e Alessandro Girola

Immagine di Giordano Efrodini
Per chiudere questo ciclo sugli scenari condivisi, torniamo ad Alessandro Girola, il quale, come abbiamo notato, risulta quasi sempre ideatore o ispiratore della gran parte degli scenari trattati.
La sua idea "condivisa" più recente è una round robin ancora più libera rispetto al solito: una "dribble novel" che parte da uno o più appunti slegati e si sviluppa strada facendo. 

In questo caso specifico, "HPL 300" parte da un suo stralcio relativo a Lovecraft e ambientato ai giorni nostri e si sviluppa per 20 episodi (possibilmente i testi dovrebbero stare nelle 300 parole, meglio se esattamente di 300 parole) e la storia viene fatta progredire da altri 19 colleghi. In partenza non si sa con esattezza cosa ne uscirà, nemmeno quale sarà il genere: il tutto è lasciato alla sensibilità degli autori che devono, in ogni caso, scrivere il proprio pezzo seguendo le logiche di narrazione di chi li ha preceduti nella scrittura.


F.: Ciao, Alessandro, grazie per essere ancora qui per chiudere questo ciclo sugli scenari indie: abbiamo cominciato con te e con te finiamo. Questo "HPL 300" sembra totalmente differente dagli scenari che abbiamo visto. Non esiste una particolareggiata ambientazione in cui vengono poi "immerse" le varie storie ma si tratta di un procedere graduale. Come mai questa scelta?

A.G.: Ciao Fabio, eccomi di nuovo a casa tua :) "HPL 300" è uno scenario più aperto e "easy", è vero. Ho scelto questo format dal momento in cui ho notato che l'interesse per i racconti a puntate, da leggere online, è andato scemando. O meglio: sono diventati obsoleti quei racconti con capitoli troppo lunghi, che allontanano l'attenzione del lettore medio, che come ben sai non riesce a concentrarsi su articoli o post più lunghi di 500 parole. Questo, in sostanza, mi ha convinto a tentare un nuovo formato, molto più leggero, senza nemmeno un'ambientazione da studiare.


F.: Avevi già idea inizialmente di chi coinvolgere: questo idea di scrittura è piaciuta e tutti hanno accettato o ci sono state sostituzioni? 

A.G.: Ci sono state un paio di sostituzioni, più che altro per mancanza di tempo da parte dei partecipanti. Scrivere 300 parole sembra una cosa semplice, quasi banale, ma non lo è. Innanzitutto perché un buon autore cercherà di non rovinare quanto i colleghi hanno precedentemente creato. Il che comporta una rilettura di quanto pubblicato fino a quel momento, ma anche la presa di coscienza di varie sfumature, di "ganci" e quant'altro. Questo se si vuol lavorare bene, ovviamente. Comunque anche i sostituti sono stati all'altezza.


F.: Il progetto è arrivato facilmente a conclusione? Cosa possiamo scrivere come quarta di copertina per l'ebook di "HPL 300"? Ci sarà l'ebook, vero?

A.G.: Il progetto è arrivato alla conclusione con qualche scricchiolio. Le parole a disposizione per ciascun autore erano volutamente poche, e sono stati inseriti molti elementi (quasi tutti suggestivi), col risultato che gli ultimi autori della lista hanno dovuto fare i salti mortali per riannodare i fili della trama :)
No, non ci sarà l'ebook. Avevo valutato questa possibilità, inizialmente, ma credo che la storia, per come è nata, sia caratterizzata da troppi stili diversi, per trarne un lavoro pubblicabile. Quindi rimarrà così, online e leggibile da tutti.


F.: Hai altre idee pronte da condividere con altri o hai deciso di percorrere una strada tutta tua?

A.G.: Mi piace molto creare degli scenari condivisi, anche se gestirli è quasi sempre un inferno :P 
Per il 2016 non se ne parla, ma nel 2017 mi piacerebbe organizzare qualcosa. Le idee non mi mancano. Si va dalla possibile espansione di qualcuno dei miei scenari già esistenti a qualcosa di ex novo. In ogni caso, SE si farà, sarà ancora una volta un esperimento a inviti. Se nelle prime round robin si trattava soprattutto di giocare con la scrittura, ultimamente miro anche a creare qualcosa di qualità, che si piacevole da leggere, oltre che da scrivere.
Vedremo...


F.: Come dicevo all'inizio, il tuo nome compare in quasi tutti gli scenari: ti consideri un guru della scrittura indie? 

A.G.: No. Odio i guru, in tutte le loro forme e accezioni. Sono un esperto del settore? Probabilmente sì. Ma questo è sufficiente.


F.: Ho anche notato che il tuo nome non compare nell'elenco di autori di "Moon Base Factory" che hanno condiviso con te parecchi scenari: una tua scelta precisa quella di essere totalmente indipendente? 

A.G.: Sì, è una scelta consapevole, pur rispettando profondamente buona parte dei membri di MBF (con cui ho anche collaborato più volte, come ricordi giustamente tu). Tuttavia la factory nasce con la ragione sociale dello scambio di competenze, e al momento il mio limitato tempo libero lo devo necessariamente utilizzare per la mia scrittura. Questo - lo dico una volta ancora - è il figlio della concezione tutta italiana secondo la quale scrivere non è un mestiere, bensì una passione. Il che comporta che ce se ne occupa nei ritagli di tempo, azzoppando molti progetti e molte ambizioni.


F.: Dato che ti sei fatto una indiscutibile fama, hai mai pensato di approdare a una CE o sei stato magari contattato per pubblicare qualcosa?

A.G.: In passato sono stato contattato diverse volte per pubblicare con piccole CE. Si trattava di realtà medio-piccole, tranne un unico caso, in cui finii nei mirini di una "big". Mi si fece capire che, per arrivare a un'eventuale pubblicazione, dovevo offrire cene e aperitivi, fare un lavoro di promozione degli altri autori della medesima scuderia etc etc. Per come sono fatto io, questo era un compromesso scomodo. Non per ragioni etiche, bensì caratteriali. Ti piace ciò che ho scritto? Pubblicami. Perché perdere tempo in tutte queste convenzioni sociali, e in questo lavoro sottobanco per conto terzi, ovviamente non retribuito?
Comunque oramai non mi cerca più nessuna CE, visto che ho ribadito più volte che essere un autore indie è una scelta consapevole e felice, e non un ripiego.
Anche a livello economico ho molti più vantaggi a pubblicare così, che non con una piccola casa editrice. Le royalties restano tutte a me, poche o tante che siano. E non mi pare di vedere case editrici del fantastico che "spaccano" il mercato con vendite esorbitanti...


F.: Da quando hai cominciato a pubblicare professionalmente fino ad arrivare ad oggi, come si è evoluto il mercato? Personalmente hai avuto buoni riscontri? 

A.G.: Sicuramente gli ebook si sono diffusi a macchia d'olio. Affermo, senza timore di smentite, che oramai i lettori forti sono ANCHE lettori digitali (la scemenza che carta ed ebook siano nemici è una cosa che andrebbe smentita dieci volte al giorno). Il mio settore, quello del fantastico, è invece un po' uno stagno. In molti anni di attività (nove, oramai), non vedo un ampliamento sostanziale di questo bacino, anche perché c'è una totale mancanza di webzine e portali d'informazione. Quelli che esistono sono tutti legati a case editrici, quindi più che fare cultura di genere fanno pubblicità.
Comunque sia, leggendo i dati ISTAT sulle vendite di libri, non c'è molto da sperare per il futuro. Diciamo che ci si accontenta, augurandosi qualche miracolo che torni a far innamorare gli italiani della carta stampata (o dei pixel degli ebook).


F.: Si sussurra che Girola scriva troppo. Scrivi troppo? :D

A.G.: Ah, bella domanda! Sì, credo di sì. Dovrei dedicarmi ad altro, e magari lo sto già facendo :D Scrivere mi piace, ma il rapporto tra fatica e soldi spesi e risultati ottenuti non è sempre soddisfacente. Riesco ancora a essere in attivo, ma a volte si tratta davvero di poche decine di euro (altre volte gira meglio). Ci sono attività più remunerative, anche se la scrittura non è mai solo una questione di quattrini.


F.: Alessandro, io ti saluto e ti ringrazio per esserti fatto stressare da me a più riprese. Però ho idea che arriverò a tampinarti ancora perché ho cominciato una serie di post dal titolo "Letture seriali" dove sono gli autori a presentare le loro "serie" (per ora ho avuto come ospiti Davide Mana, Lucia Patrizi e Marco Siena). 
Arrivederci, quindi e… birra quando vuoi! :D

A.G.: Sai dove trovarmi! Così come io so dove trovare te, per leggere questi speciali sulle letture seriali :)
Grazie dell'ospitalità!


Per concludere mi pare doveroso estendere nuovamente i ringraziamenti alle altre mie due guide: Germano Hell Greco e Massimo Mazzoni. Sicuramente, come Alessandro, avremo il piacere di ritrovarli anche in futuro da queste parti. Almeno spero.



Qualche utile link:

"HPL 300" (su Plutonia Experiment) 
  - Il post introduttivo [link
  - Il post finale [link

Plutonia Experiment, il blog di Alessandro Girola
[link]

La pagina Facebook di Plutonia Experiment 
[link



giovedì 6 ottobre 2016

Letture seriali #3 - La Fondazione Licht di Marco Siena

(foto di Fabio R. Crespi)
Marco Siena è già stato ospite su Runneapolis e con lui avevamo fatto una lunga chiacchierata [qui] su diversi argomenti tra cui l'horror italiano e il lavoro come autore indipendente. Si era anche accennato di sfuggita a una sua serie, "Licht Novelette", che al tempo dell'intervista non avevo ancora letto.

Col mio solito ritardo, quest'estate mi sono "portato in pari" con i lavori di Marco, cioè mi sono letto di fila i quattro racconti del ciclo della Fondazione Licht. Siamo in "zona" urban fantasy e, così, mi sembra giusto cominciare parlando di questo sottogenere.


F.: Bentornato, Marco. La prima cosa che ho visto etichettata come "Urban Fantasy" è stato "Metropolitan" di Walter Jon Williams, pubblicato su Urania verso la fine degli anni '90. A seguire è toccato a "Perdido Street Station" di China Miéville, pubblicato da Fanucci nel 2000. Di fatto potremmo definire entrambi come science fantasy urbano. Dopo quindici anni, invece, la definizione di "urban fantasy" (e, in parte, anche quella di "horror"), è andata quasi a sovrapporsi a un genere totalmente diverso come il "paranormal romance", perdendo totalmente le caratteristiche iniziali, scientifiche oppure orrorifiche, per privilegiare unicamente l'estetica dell'amore. Cosa è successo, secondo te?

M.S.: Ciao, Fabio, e grazie di avermi accolto di nuovo qui. Riguardo all'uso "scorretto" che si sta facendo della definizione "urban fantasy", posso fare un'ipotesi: come è successo con tanti altri termini - vedi per esempio "pulp", diventato sinonimo di storie di derivazione tarantiniana - anche per l'urban fantasy si è creato un grosso equivoco, che ha appunto portato a unificare due generi, fondendoli in uno solo. Ho quasi il sospetto, poi, che noi italiani siamo maestri nel confondere e usare termini nel modo errato, come nel caso di fiction, o di smoking che è diventato l'abito da sera.


F.: Come dicevamo con Lucia Patrizi, dare etichette precise è comunque spesso difficile perché talvolta i generi si sovrappongono. Questo genera confusione, sto pensando in particolare alle troppo generiche classificazioni di Amazon (fantascienza, fantasy, horror), per cui il lettore spesso si trova ad acquistare qualcosa che non rientra nelle sue aspettative (anche se, questo aspetto, potrebbero meglio curarlo i lettori stessi leggendo con attenzione  schede e sinossi). Anche gli autori risentono di questo guazzabuglio, vero?

M.S.: Eccome! Se diamo un'occhiata allo store di Amazon.com, notiamo che i macro generi sono, per fortuna, suddivisi in sottogeneri. Per cui, se cerco un horror puro, difficilmente mi troverò copertine stile harmony, o storie di cenerentole moderne salvate dal belloccio di natura soprannaturale. In un certo senso, trovo che una suddivisione più meticolosa sia una forma di rispetto sia per i lettori che per noi autori. Questo si può in parte riallacciare a ciò che dicevamo prima, perché in questo caso il paranormal romance è accostato all'horror, quando di horror, nel senso corretto del termine, non ha nulla. 


Copertina di Marco Siena
F.: Ora direi che possiamo passare alla Fondazione Licht cominciando da "3 sotto la Luna". La lettura è un crescendo distribuito su tre racconti: ci si addentra lentamente in questo scenario urban fantasy (sicuramente non paranormal romance) e, mano mano che la lettura prosegue, ci si fa un'idea del quadro generale. Una buona scelta che ti permette di dare sfumature diverse ai racconti (si mescolano noir, horror rurale, fantasy, action...) e mantenere continua la tensione. Ci sono alcuni personaggi come Juan e Konopski che giganteggiano (e che vogliamo assolutamente ritrovare) e c'è ironia, tanta ironia, che è qualcosa che fa sempre bene al cervello. Come nascono Konopski e la Fondazione Licht?

M.S.: Konopski ha una storia di quasi 30 anni, non scherzo. Intorno al 1986, forse 1987, la corrente horror in Italia stava vivendo un momento che definire esplosivo sarebbe riduttivo. Se ricordi, avevamo Dylan Dog, le riviste della ACME Comics come Splatter e Mostri, e quindi tanto materiale era a disposizione per un ragazzino come me. Senza contare che era l'epoca in cui l'home video era ormai alla portata di tutti, e si potevano recuperare e rivedere film mai passati in TV. Anche se avevo dieci anni o poco più, volevo dare il mio contributo, e mi misi a ideare alcune storie, scrivendole o disegnandole, con protagonista proprio Konopski. Intendiamoci, erano prodotti di un ragazzino con una macchina da scrivere e qualche matita, ma sprovvisto di qualsiasi tecnica di disegno o di scrittura. Ma le basi per le storie le buttai giù a quel tempo. Passati gli anni, non ho mai accantonato il personaggio e i suoi comprimari, e quando ho deciso di provare a lanciare una serie di ebook brevi, Konopski si è infilato e ha preso in mano il ruolo da protagonista. Ne avrei tanti di aneddoti sulla sua evoluzione e, chissà, prima o poi ne parlerò.


Copertina di Marco Siena
F.: Con "La Brezza dell'Oceano" torna Ray Konopski "a tempo pieno" e lo troviamo a fare da mentore ad un nuovo collega, occasione ideale per buttare un occhio al passato, a quando Konopski era il novellino di turno ancora alle prese con l'esplorazione dei suoi particolari poteri. Il racconto mantiene l'impostazione da classico giallo poliziesco ma, se del problema se ne occupa la Fondazione Licht, che è una sorta di organizzazione dedita al controllo e alla gestione di "casi particolari", abbiamo anche la certezza di imbatterci in quegli elementi fantastici che tanto ci affascinano. Buona musica, mirate citazioni e la brezza dell'oceano arricchiscono il tutto. La musica: come si innesta nei tuoi lavori?

M.S.: La musica in casa mia è una cosa seria. È un elemento importante perfino nell'educazione di mia figlia. Posso passare una serata ad ascoltare musica con la famiglia, esplorando la discografia di un musicista o di un genere, cercando di trasmettere quello che so a mia figlia. E davvero, la considero un'arte da non prendere alla leggera, per questo ascolto e seguo artisti di diversi generi, dal rock al country, dal blues al folk, dalla celtica al metal. Questi sono solo alcuni esempi, ovviamente. E considerando la musica come parte integrante della mia vita, sarebbe impossibile non inserirla in ciò che scrivo, cercando di fonderla con lo scritto per creare una sorta di colonna sonora ideale. Nel caso di Konopski, poi, senza musica cosa farebbe?


Copertina di Marco Siena
F.: Per il terzo episodio della Fondazione Licht, "Vai a prendere una stella", ci appronti un fantastico horror rurale ambientato in Emilia, praticamente la tua specialità. Mentre Konopski è alle prese con le proprie vicende personali (abbiamo a che fare ancora con il misterioso Juan), una bambina viene rapita durante una gita col padre. Ma il padre è un uomo della Fondazione e, dopo avere recuperato la figlia dalla "corte del Grasso", chi meglio di Konopski (che ha pure ascendenze italiane) può aiutarlo a indagare su cosa sta dietro a quelle mostruosità rurali? Titolo poetico, a buona ragione, con la consueta bravura riesci a mescolare orrore e umanità, azione e riflessione. E riesci, nell'ambito della stessa serie, a esplorare un orrore nuovo rispetto ai precedenti capitoli. Cos'è l'horror, per te?

M.S.: Ho sempre considerato l'angoscia e la tensione gli elementi principali dell'horror. Non il sangue, le viscere o le amputazioni, che ritengo solo rafforzativi visivi, bensì quel senso di disagio e di attesa che ti stringe la gola. Penso che un po' traspaia dai miei scritti, visto che non abuso né mi soffermo sugli squartamenti. Preferisco usare il terrore, se posso, piuttosto che sprecare frasi per descrivere brani di carne strappati da un corpo. Sono scelte che avevo già maturato alle superiori, quando studiammo la letteratura dell'orrore (sembra incredibile, eh?), il romanzo gotico e il giallo. Ricordo ancora che il compito in classe alla fine del percorso fu quello di scrivere un racconto dell'orrore. Ebbene, solo in due capimmo e riutilizzammo gli elementi chiave, mentre gli altri si lasciarono andare in righe e righe di frattaglie e schizzi di sangue. Inutile dire che nessuno di loro si aggiudicò la sufficienza.


Copertina di Marco Siena
F.: In "Calavera", quarto episodio della Fondazione Licht, Konopski, il nostro investigatore dell'occulto, si trova a fronteggiare nientemeno che Calavera, la Morte stessa. Insieme al suo allievo Dunn, Konopski indaga su una morte sospetta mentre, in parallelo, ci racconti la vicenda della vittima. Calavera è la chiave di tutto, naturalmente: una Morte tutt'altro che fredda e distaccata alla quale arriverà anche Konopski. Il confronto tra Konopski, lo "stregone" che episodio dopo episodio vede accrescere il proprio potere, e Calavera, la Morte, mette quasi in secondo piano la vicenda narrata: è un incontro tra titani e tocca vette di epicità che portano a un livello superiore tutta la serie della Fondazione Licht. E si sente pure Slowhand di sottofondo. Ci racconti Calavera dal tuo punto di vista?

M.S.: "Calavera" era nato come racconto per un'antologia. Poi, più riguardavo la cartella dove lo conservavo, più pensavo a come completarlo a modo mio. Così ho pensato di revisionarlo e inserirlo in una struttura diversa da quella originaria. E mi sono detto che la Fondazione Licht non sarebbe stata zitta di fronte a un omicidio come quello descritto da "Calavera", no? Quindi, ne ho approfittato per dare altro spessore a Konopski sfruttando le riflessioni nate dal suo incontro con questa personificazione della Morte, buttando le basi per i lavori futuri. E tra una canzone di Clapton e una di Enrique Bunbury, ho presentato questa Morte un po' annoiata, ma sempre più attratta dagli umani, e che cerca di riequilibrare qualche vita, dando modo alle vittime di chiudere i conti in sospeso. 


F.: Io avrei piacere di leggere altri capitoli su Konopski, Juan, Calavera e soci vari: sono curioso di vedere il quadro generale. Cosa è diventata la Fondazione Licht rispetto agli inizi? 

M.S.: Quando creai Konopski, la Fondazione Licht non si chiamava così, e si occupava di crimine a trecentosessanta gradi. Poi, per riallacciarmi a un altro romanzo che ho tuttora in stesura, e di cui non anticipo nulla, ho deciso di ribattezzarla Fondazione Licht e di specializzarla in casi particolari. Ma al contrario di altre organizzazioni o gruppi simili - pensiamo, per esempio, al Talamasca delle storie di Anne Rice - la Fondazione Licht indaga, valuta ed elimina. La definizione "mostri che eliminano mostri", data in una recensione, calza a pennello. Ma avrei ancora tanto materiale da sfruttare, che rischierei di anticipare troppo.


F.: Parlandone "fuori quadro" con te, mi hai detto che, purtroppo, i riscontri sono diminuiti con gli ultimi due lavori della Fondazione, che, tra parentesi, sono quelli che considero meglio riusciti. Quali sono le difficoltà per un autore horror indipendente nel mercato attuale?

M.S.: Credo che ci siano alcuni motivi del perché questa serie non abbia funzionato qui in Italia, visto che al contrario aveva attirato l'attenzione di un editore americano. Ne dico due, premettendo che sono solo mie congetture:
  1. Il seriale non pare gradito. È un dato di fatto. Un lettore che legge la dicitura "vol. 1" ha paura di doversi impegnare e dover leggere tutti gli ebook della serie. 
  2. C'è questo strano pregiudizio per cui un italiano può e deve scrivere solo di italiani in Italia. Una cosa davvero curiosa, in una società del 2016 in cui dovremmo essere cittadini del mondo. Ancora più curioso se pensiamo ad autori come Salgari, no? 


F.: Sai che tutto questo mi fa un po' incazzare?

M.S.: Dillo a me, che considero Konopski un amico di infanzia. E penso anche a tutto ciò che avrei da scrivere riguardo alla Fondazione, a Juan e Calavera.


F.: Vogliamo, intanto, approfittare di questo incontro per annunciare anche il "nuovo nato"? E' in prevendita su Amazon "I piani di un Dio", seguito ideale di "Un posto tranquillo per morire". Lasciamo l'horror per tornare all'action in compagnia dei fratelli Ascari? Si preannuncia una nuova serie?

M.S.: Mah, penso più che altro che gli Ascari faranno un'apparizione nel romanzo che ho in stesura, di cui parlavo poco fa, e poi li terrò un po' in naftalina. Mi piacerebbe farne una serie, ma ho qualche dubbio se possa avere un futuro per gli stessi motivi per cui ho lasciato la "Fondazione Licht". Però, non è detto. Magari il pubblico thriller e action ha gusti diversi e ama la serialità.


F.: Ci diamo appuntamento per il ciclo "Doppia D", magari in occasione dell'episodio conclusivo? 

M.S.: Volentieri, anche se non ho una data certa. "DD3" è in stesura, ma vado un po' a rilento. Per completarlo, sto aspettando di avere un periodo di stacco in cui poter scrivere in maniera continuativa ogni giorno, per almeno tre settimane, quelle che mi servono per la prima stesura. Chissà, magari a Natale…


F.: Grazie di tutto, Marco. A presto…

M.S.: Grazie a te! Io torno sempre volentieri da queste parti.



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